La guerra si sposta in casa: il bersaglio è il manager

Mosca punta su attacchi mirati a dirigenti dell’industria difesa europea, con rischio di guerra psicologica.

La guerra si sposta in casa. Per la prima volta, il bersaglio non è un impianto industriale, ma un manager. Il Cremlino, attraverso il suo servizio di intelligence Gru, ha iniziato a concentrare i suoi attacchi non più solo su infrastrutture, ma su individui chiave dell’industria della difesa europea, con un obiettivo psicologico: mettere in discussione la decisione di produrre armamenti per l’Ucraina. Il fenomeno, che si sta diffondendo in tutta l’Europa, ha trovato conferma in diversi casi recenti, tra cui l’arresto di un russo reclutato da Mosca per uccidere un cittadino con doppia nazionalità in Polonia, e l’attacco a un manager tedesco che aveva fornito droni all’Ucraina.

La guerra psicologica entra in casa

Il metodo utilizzato da Mosca è sempre più sofisticato e mirato. Non si tratta più di attacchi fisici, ma di una strategia di guerra psicologica volta a creare un clima di paura e incertezza tra i dirigenti delle aziende che sostengono l’Ucraina. Il vero bersaglio non è il corpo del dirigente, ma la sua capacità di prendere decisioni. «L’obiettivo principale, dal punto di vista russo, resta psicologico», ha spiegato un funzionario d’intelligence. L’idea è che, se i manager si sentono minacciati, la loro decisione di investire in progetti per l’Ucraina potrebbe vacillare.

Il fronte più caldo resta quello orientale. In Polonia, snodo logistico decisivo per gli aiuti a Kyiv, l’Agenzia per la sicurezza interna e la polizia hanno sventato ad agosto, all’ultimo momento, il piano per uccidere a Varsavia un cittadino con doppia nazionalità statunitense e ucraina; l’esecutore, un russo reclutato dai servizi di Mosca, era stato arrestato il 7 agosto. Donald Tusk ne ha tratto una conclusione senza giri di parole: bisogna dare per scontato che il regime cercherà di eliminare le persone scomode ovunque si trovino.

Un elenco di nomi e un messaggio intimidatorio

Il 23 luglio, il Bundesamt für Verfassungsschutz ha diramato un avviso di sicurezza alle imprese, sottolineando che il rischio di spionaggio e sabotaggio russo contro il comparto è elevato. L’elenco di ventuno aziende europee accusate di produrre o fornire droni all’Ucraina, diffuso dal ministero della Difesa russo, rappresenta una mappa di bersagli per chi esegue e un messaggio intimidatorio per chi la legge. Una lista pubblica di nomi è al tempo stesso una mappa di bersagli per chi esegue e un messaggio intimidatorio per chi la legge.

L’Italia non è immune. Le fonti della sicurezza nazionale riferiscono di non aver ricevuto segnalazioni specifiche su piani contro i vertici dell’industria della difesa italiana, ma inquadrano il fenomeno nella minaccia ibrida costante che ci accompagna da oltre quattro anni. A luglio il Ros ha arrestato a Roma un ex appartenente all’AISI accusato di aver venduto informazioni riservate, compresi i nomi di agenti italiani, a un ufficiale del GRU sotto copertura diplomatica; il governo ha espulso due addetti militari russi e il ministro Crosetto ha parlato di una guerra latente e costante.

Il punto debole, però, non è solo il rischio di attacchi fisici, ma la mancanza di una protezione strutturata per le piccole imprese. I grandi gruppi come Leonardo e Fincantieri dispongono di strutture di sicurezza solide, ma le imprese di piccole e medie dimensioni, che producono droni, elettronica e componenti per la difesa, non hanno un responsabile della sicurezza. «Per loro servirebbe ciò che in Germania già esiste: un canale strutturato con l’intelligence interna, avvisi periodici, formazione minima di sicurezza operativa», ha spiegato un esperto. La guerra si specchia anche in attacchi digitali. L’8 ottobre droni ucraini hanno colpito a Sasovo, nella regione di Rjazan’, il principale data center di Yandex, dove si trovano due dei tre supercomputer con cui l’azienda addestra i suoi modelli di intelligenza artificiale; il giorno dopo è toccato al centro di Kaluga. È la risposta alla campagna russa contro i data center ucraini delle settimane precedenti, «speculare», nelle parole di Zelensky.