Jindal insiste per concludere l’acquisto dell’ex Ilva

Jindal chiede conclusione dell’acquisto dell’ex Ilva, con preoccupazioni per la chiusura dell’area a caldo.

Jindal e sindacati si confrontano per salvare l’ex Ilva, con preoccupazioni per la chiusura dell’area a caldo
Jindal e sindacati si confrontano per salvare l’ex Ilva, con preoccupazioni per la chiusura dell’area a caldo

Jindal, gruppo siderurgico indiano, continua a insistere per concludere l’acquisto dell’ex Ilva, pur di fronte a un contesto complesso e in evoluzione. L’azienda, che ha visto la sua attività ridotta a un terzo a causa delle limitazioni ambientali, si trova a un bivio cruciale: il suo futuro dipende da decisioni che potrebbero essere prese nei prossimi mesi. L’area a caldo, che è già inattiva per tre quarti, non sarà più esercitabile entro 90 giorni, e la gara per l’affidamento, che sembrava prossima a un esito positivo, è stata messa in stand by in attesa di nuove valutazioni del Governo e dei commissari.

La pressione di Jindal e le richieste delle imprese

Il gruppo indiano ha espresso la sua disponibilità a procedere con la massima celerità alla finalizzazione degli accordi e al perfezionamento dell’acquisto di Ilva, come confermato in una lettera inviata alla commissione Finanze della Camera. La lettera si riferisce al decreto ultimo del Governo che assegna all’ex Ilva altri 100 milioni per funzionare. Tuttavia, la situazione non è ancora risolta: l’area a caldo, che è già inattiva per tre quarti, non sarà più esercitabile entro 90 giorni, e la gara, che sino a pochi giorni fa sembrava prossima a Jindal, va in stand by.

Le imprese temono conseguenze gravi per l’economia locale e nazionale. Le associazioni delle imprese appaltatrici e dell’indotto ex Ilva si preoccupano per le conseguenze della chiusura dell’area a caldo, che potrebbe causare un disastro socio-economico. In un documento congiunto, Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager chiedono al Governo un decreto che scongiuri un disastro e annunciano l’adesione allo sciopero indetto dai sindacati.

Un futuro in bilico tra continuità e sostenibilità

Le imprese sostengono che l’acciaieria non è più quella del 2012, quando fu sequestrata, e che sono cambiati impianti, condizioni operative, tecnologie e scenari industriali. La continuità produttiva non deve mettere in secondo piano le questioni ambientali e di salute dei lavoratori. I sindacati chiedono di acquistare sul mercato le bramme e gli altri semiprodotti da lavorare a Taranto per alimentare gli altri stabilimenti, garantire la continuità aziendale e realizzare misure straordinarie per i lavoratori di AdI in AS, Ilva in AS e appalto.

Le sigle sindacali chiedono un piano straordinario per il rilancio dell’ex Ilva. Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno annunciato una “mobilitazione nazionale permanente” e sollecitano un piano straordinario di rilancio e messa in sicurezza dell’ex Ilva. Il decreto della Corte d’Appello di Milano denota quanto questi ultimi due anni siano passati senza affrontare i nodi posti dal sindacato e dai lavoratori con le mobilitazioni, gli scioperi, il confronto e le denunce. Le imprese e i sindacati si trovano in un momento di tensione, con la necessità di trovare un equilibrio tra la salvaguardia dell’indotto e la sostenibilità ambientale. Il confronto con il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, nella prossima settimana al Mimit, potrebbe rappresentare un passo decisivo per il futuro dell’ex Ilva. La situazione rimane in bilico, con la speranza di trovare una soluzione che soddisfi le esigenze di tutti i soggetti coinvolti.