Michela Voltan, ingegnere di Hitachi Rail, costruisce carriera e famiglia all’estero
L’ingegnere di Hitachi Rail racconta la sua vita tra lavoro e famiglia all’estero

Da Villadose all’Australia e alle Hawaii
Michela Voltan, ingegnere di Hitachi Rail, ha vissuto una vita che ha portato da Villadose, un piccolo paese in provincia di Rovigo, a Pittsburgh. Nata e cresciuta in un paese sconosciuto ai più, ha sviluppato una passione per lo sport fin da bambina. «Sono sempre stata una sportiva instancabile: pattinaggio, karate, corsa campestre e qualsiasi attività mi permettesse di stare all’aria aperta e mettermi alla prova», racconta. La sua vita ha preso una svolta quando, dopo la laurea in Ingegneria Civile, ha conosciuto Francesco, il futuro marito, grazie alle sue passioni sportive.
La decisione di partire all’estero è nata da una scelta personale e professionale
Dopo un anno in Australia, dove ha trovato un lavoro come ingegnere strutturista, ha deciso di rimanere, trovando un’opportunità con Hitachi Rail. «Con la benedizione dei miei genitori, che mi hanno sempre sostenuta in ogni scelta, decisi di restare nella terra dei canguri», racconta. L’esperienza in Australia è stata fondamentale per la sua carriera, ma anche per la sua famiglia.
La vita a Pittsburgh e il bilancio tra lavoro e famiglia
Dopo un periodo in Australia e in Hawaii, dove ha dato alla luce il loro primo figlio, Nicola, Michela ha ricevuto un’offerta di lavoro a Pittsburgh. «Mi venne affidato il ruolo di Infrastructure Manager per il Nord America, incarico che ricopro ancora oggi», spiega. Il trasferimento ha avuto una particolarità: è arrivata a Pittsburgh all’ottavo mese di gravidanza della loro principessa Emma. Due anni dopo, con il Covid e il loro terzo figlio Simone, la vita a Pittsburgh è diventata un equilibrio tra lavoro e famiglia. «La flessibilità sul lavoro, e quindi il bilancio tra lavoro remoto e lavoro da casa, è cosa fattibile», conclude.
La vita all’estero richiede organizzazione e energia
Michela racconta che la sua capacità di conciliare lavoro, famiglia e vita personale si basa su tanta organizzazione, moltissima energia e due genitori che l’hanno insegnato fin da piccola a non aver paura di impegnarsi. «Spesso mi chiedono come riesca a conciliare una carriera internazionale, i viaggi di lavoro, tre figli, un marito, una casa, la palestra, la bicicletta e persino l’organizzazione di feste ed eventi. La risposta è meno misteriosa di quanto sembri: tanta organizzazione, moltissima energia e due genitori che mi hanno insegnato fin da piccola a non aver paura di impegnarmi», dice.
Michela apprezza le opportunità professionali e la proporzionalità tra stipendi e costo della vita negli Stati Uniti. «Quello che apprezzo è che, in generale, stipendi e costo della vita tendono a essere più proporzionati tra loro e che le opportunità professionali sono numerose», dice. Tuttavia, riconosce anche i limiti del sistema sanitario legato al lavoro. «D’altra parte, il sistema sanitario legato al lavoro resta uno dei punti più delicati», osserva.
Nonostante la sua vita a Pittsburgh, Michela non si sente ancora radicata. «Probabilmente no. Per adesso siamo qui e stiamo bene. Ma se c’è una cosa che questi anni mi hanno insegnato è che i piani possono cambiare rapidamente e che spesso le opportunità più belle arrivano proprio quando non te le aspetti», dice. Il suo viaggio, che ha iniziato da Villadose, continua. «Dall’Italia alle Hawaii passando per l’Australia e approdando a Pittsburgh direi che il nostro giro del mondo non è ancora finito», conclude.
