Microsoft non risponde alle richieste di comunità per un contributo del 1% sui costi dei data center
Microsoft non risponde alle richieste di comunità per un contributo del 1% sui costi dei data center
Microsoft non ha risposto alle richieste di un gruppo di comunità in Indiana che chiede un contributo del 1% sui costi dei data center, pur avendo dichiarato di voler essere un “buon vicino”. Il gruppo, We Make Indiana, ha presentato una proposta per un accordo di “fair share” che prevede un fondo per investimenti locali, ma l’azienda ha rimandato la discussione, senza dare indicazioni concrete. La comunità, in difficoltà, sostiene che i contributi offerti da Microsoft siano inadeguati rispetto ai benefici economici derivanti dai tax break concessi ai data center.
Un accordo per un fondo comunitario
We Make Indiana, un gruppo non partitico composto da circa 25 congregazioni e organizzazioni locali, ha proposto a Microsoft un accordo in cui l’azienda donerebbe una percentuale dei costi del data center per finanziare progetti locali. L’idea è di creare un fondo indipendente per gestire i fondi e garantire un impatto significativo sulla comunità. L’obiettivo è che Microsoft, che ha dichiarato di voler essere un “buon vicino”, dimostri con fatti concreti il suo impegno.
La comunità ritiene che i contributi offerti da Microsoft siano miniscule rispetto alla scala del progetto. L’azienda ha approvato donazioni uniche per un massimo di un milione di dollari, ma il gruppo ritiene che non siano proporzionali ai benefici fiscali che Microsoft riceve. Inoltre, durante le riunioni pubbliche, Microsoft sembra evitare di rispondere in modo trasparente alle domande dei residenti, utilizzando tecniche di “diffusion” per non affrontare le critiche direttamente.
Un movimento in crescita
We Make Indiana ha organizzato il gruppo fin dal 2024, basandosi su lavoro precedente del 2018 con un gruppo simile chiamato Faith in Indiana. L’obiettivo è di coinvolgere la comunità e i leader locali per creare un accordo che benefici a lungo termine. Il gruppo ha anche organizzato dimostrazioni pubbliche per evidenziare il contrasto tra i benefici fiscali per i data center e le ridotte risorse per servizi essenziali come trasporti e sanità.
Il movimento si sta espandendo, con l’ausilio di attivisti locali e organizzazioni come Stand.earth. Nathan Taft, un portavoce di Stand.earth, ha espresso la speranza che Microsoft possa tornare a essere un leader nel settore della sostenibilità e dei benefici comunitari. Tuttavia, ha anche sottolineato che c’è un divario crescente tra le dichiarazioni di Microsoft e le sue azioni reali. Il gruppo continua a lavorare per convincere i rappresentanti locali a usare le negoziazioni sui tax break come leva per ottenere un accordo vincolante da Microsoft. “In un ambiente in rapida evoluzione, continueremo a organizzare la comunità e i leader eletti per usare ogni pezzo di leva che abbiamo per portare Microsoft a tavola per una conversazione e una negoziazione reali”, ha detto Ryan Juskus, leader del gruppo.
Microsoft, pur avendo dichiarato di voler essere un “buon vicino”, non ha ancora risposto alle richieste di un accordo vincolante. Il gruppo ritiene che l’azienda stia ignorando le vere preoccupazioni della comunità, pur beneficiando dei tax break concessi. La situazione potrebbe peggiorare se Microsoft non dovesse mostrare un impegno reale per la comunità locale. La comunità si aspetta un impegno concreto da parte di Microsoft, non solo dichiarazioni. Il gruppo sostiene che i contributi offerti da Microsoft non siano sufficienti a risolvere i problemi locali, e che l’azienda debba dimostrare con fatti concreti il suo impegno a favore della comunità.
