Moah e Mosh: il rischio dei contaminanti negli oli di oliva

Analisi di 16 oli di oliva rivelano livelli elevati di idrocarburi. La UE alza i limiti, ma la salute dei consumatori resta a rischio.

La presenza di idrocarburi aromatici (Moah) e saturi (Mosh) negli oli di oliva è un tema di crescente preoccupazione. Dopo l’analisi di 16 campioni, condotta da Il Salvagente, emerge una situazione non tranquillizzante: 5 oli su 16 superano la soglia consigliata di 2 mg/kg. La Commissione europea, pur avviando un processo per fissare un limite legale, sembra alzare la soglia tollerata, mettendo in discussione la sicurezza dei consumatori.

Moah e Mosh: due contaminanti a rischio

I Moah, derivati principalmente dalla raffinazione del petrolio, sono sospettati di possedere proprietà cancerogene, genotossiche e mutagene. La comunità scientifica concorda sul fatto che l’esposizione alimentare a questi composti dovrebbe essere ridotta al minimo. Al contrario, i Mosh, pur derivati dal petrolio, non hanno una soglia indicata dalle autorità europee né un limite di legge. Tuttavia, la loro presenza è altrettanto preoccupante, in quanto tendono ad accumularsi in organi sensibili come il fegato.

La UE alza i limiti, ma la salute resta a rischio

La Commissione europea, dopo un compromesso raggiunto dagli Stati membri a maggio 2026, ha previsto l’introduzione di un limite di legge per i Moah negli oli di oliva. Dal 1° marzo 2027, il limite sarà fissato a 4 mg/kg, e solo dal 1° gennaio 2028 scenderà a 2 mg/kg. Tuttavia, per il momento, non è ancora in vigore alcun limite legale. Gli oli testati, pur essendo in regola con la normativa vigente, segnalano livelli di Moah che spaziano da 1,7 a 3,7 mg/kg, con alcuni campioni che superano la soglia consigliata. La presenza di questi contaminanti è particolarmente preoccupante, in quanto l’olio extravergine rappresenta la principale fonte di esposizione alimentare ai Moah. Secondo l’EFSA, la prima fonte di esposizione è proprio l’olio, condimento principe della dieta mediterranea. Nonostante le buone pratiche produttive siano disponibili da tempo, i livelli di contaminazione non sembrano ridursi in modo significativo.

Un’analisi dettagliata dei campioni

Delle 16 analisi condotte, 13 campioni erano miscele di oli comunitari, mentre due (Bertolli e Costa d’Oro) erano miscele di oli comunitari e non comunitari. I risultati segnalano una presenza “ingombrante” di Mosh e Moah, con alcuni campioni che superano i 25 mg/kg. Per interpretare i livelli riscontrati, si è fatto riferimento al valore guida dell’Associazione tedesca dell’industria alimentare, che per i Mosh suggerisce un limite di 13 mg/kg. Solo in cinque casi i livelli sono risultati al di sotto di questa soglia.

La presenza di questi contaminanti non è solo un problema tecnico, ma un rischio per la salute. Anche se non esiste un limite massimo per i Mosh, la loro accumulazione nel tessuto adiposo e negli organi interni potrebbe comportare effetti a lungo termine. La comunità scientifica, pur non conoscendo gli effetti diretti sulla salute, ha espresso un’attenzione costante, in linea con il principio Alara (As low as reasonably achievable), che mira a ridurre al minimo la presenza di composti genotossici.

La situazione non è risolta, e le aziende, pur in regola con la normativa, devono adottare ulteriori misure per ridurre i livelli di contaminazione. La UE, pur alzando i limiti, non ha ancora stabilito un quadro chiaro per proteggere i consumatori. La salute dei cittadini rimane, per ora, a rischio.