Mps e Intesa Sanpaolo: il futuro della banca senese resta in bilico

Mps e Intesa Sanpaolo discutono il futuro della banca. Il piano di rilancio non basta, il nodo rimane il modello industriale.

Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi (Mps) ha risposto a Intesa Sanpaolo, sottolineando che il piano di rilancio non è sufficiente a risolvere le criticità dell’operazione. Il futuro della banca senese rimane in bilico, con il focus su un modello industriale che potrebbe determinare il destino degli azionisti. Il dibattito si svolge in un contesto di attesa per l’assemblea dei soci convocata il 29 ottobre, dove si deciderà se accettare l’offerta di Intesa o proseguire con il piano alternativo di Mps.

Le proiezioni economiche del piano di Mps

Secondo le stime del piano di rilancio, Mps prevede un aumento dell’utile per azione dell’11% nel 2028 e un rendimento sul capitale tangibile superiore al 19% nel 2029. Le distribuzioni complessive agli azionisti dovrebbero superare i 19 miliardi nel periodo 2026-2030. Tuttavia, tali obiettivi sono previsionali e dipendono dalla realizzazione delle sinergie e delle operazioni previste. Inoltre, il piano prevede una distribuzione straordinaria di circa 4 miliardi, pari a 1,208 euro lordi per azione, tra contanti e azioni di Banca Generali, nel caso di pieno successo delle offerte su Banco Bpm e Banca Generali.

Le proiezioni economiche sono subordinati alle operazioni e alla realizzazione delle sinergie, non rendimenti garantiti. Il piano di Mps mira a costruire un gruppo bancario più ampio attraverso l’integrazione di Mediobanca e le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali. L’obiettivo è rafforzare sia la banca commerciale che le attività di gestione patrimoniale e consulenza finanziaria.

Le critiche al modello industriale di Intesa

Il consiglio di Mps ha espresso preoccupazioni sul modello industriale proposto da Intesa Sanpaolo, che prevede l’integrazione di circa 625 filiali Mps nel gruppo acquirente, insieme a Mediobanca, mentre altre 635 filiali, il marchio Mps e diverse strutture centrali verrebbero trasferite a Unipol, in vista di una futura combinazione con Bper. Secondo il Cda, questo percorso presenta rischi di esecuzione e dipende da ulteriori decisioni societarie e autorizzazioni, tra cui quelle delle autorità antitrust. Le sinergie annunciate da Intesa devono essere valutate in base al perimetro effettivo di attività che rimarrebbe nel gruppo. Il piano di Mps, invece, mira a costruire un gruppo bancario più ampio attraverso l’integrazione di Mediobanca e le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali. Il Cda ha confermato la validità industriale della propria strategia e si riserva di perseguire ogni iniziativa utile a tutelare il valore per gli azionisti.

Resta decisivo il voto dei soci convocati il 29 ottobre, che dovrà decidere se accettare l’offerta di Intesa o proseguire con il piano alternativo. Intesa ha legato la prosecuzione della propria offerta alla rinuncia ad alcune componenti del piano di Mps. Il Cda ha sottolineato che gli azionisti saranno chiamati a decidere prima della pubblicazione del documento d’offerta e prima del giudizio formale di Mps. Il comunicato del 12 ottobre non costituisce né un’accettazione dell’Opas né una valutazione definitiva. Il presidente di Mps, Cesare Bisoni, ha confermato il suo appoggio al piano di Luigi Lovaglio e ha affermato: “Le strade sono quelle che ci sono e vedremo” in assemblea. La battaglia tra Siena e Intesa prosegue: ora il mercato attende le prossime mosse e, soprattutto, le decisioni dei soci.