Ordinanza sui cani: obbligo di pulire pipì, animalisti contestano al TAR

Un comune abruzzese impone di lavare la pipì dei cani, animalisti contestano al TAR.

A Pratola Peligna, in provincia dell’Aquila, un’ordinanza comunale obbliga i proprietari di cani a portare con sé una bottiglietta d’acqua per pulire le superfici sulle quali i loro animali fanno pipì. L’obbligo, introdotto il 5 ottobre 2026, è stato contestato da un’associazione animalista, che ha depositato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) dell’Abruzzo. La misura, volta a garantire il decoro urbano, ha suscitato polemiche per la sua sproporzionalità e per le difficoltà pratiche per i cittadini.

Un obbligo di difficile applicazione

Secondo l’associazione Tutela Diritti Animali ETS, l’obbligo di portare acqua per pulire la pipì dei cani è un onere impossibile da sostenere. «Chiedere di girare con scorte di acqua per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», ha dichiarato il presidente Gabriele Bettoschi. Le difficoltà riguarderebbero soprattutto le persone anziane, chi possiede cani di grossa taglia e chi porta a passeggio contemporaneamente più animali. Una sola bottiglietta potrebbe infatti non essere sufficiente per un’intera passeggiata, soprattutto considerando che i cani possono urinare ripetutamente per marcare il territorio. La misura non risolve il problema del decoro urbano, ma introduce un onere sproporzionato. Inoltre, la scarsa presenza di fontanelle pubbliche renderebbe difficile rifornirsi d’acqua durante le uscite. L’associazione sostiene che l’obbligo potrebbe scoraggiare alcuni proprietari dal portare frequentemente fuori i propri animali, con possibili conseguenze negative sul loro benessere.

Effetti e limiti dell’ordinanza

La misura, pur mirata a migliorare la pulizia delle strade e a ridurre gli odori sgradevoli, non è considerata efficace da alcuni esperti. L’acqua può contribuire a diluire l’urina e ad attenuare gli odori, ma non elimina necessariamente i microrganismi presenti. Secondo alcune dichiarazioni dell’infettivologo Matteo Bassetti, versare semplicemente dell’acqua sull’urina non equivale a disinfettare una superficie. Tuttavia, il problema del decoro urbano rimane reale: portoni, marciapiedi, vetrine e ingressi condominiali sono spesso interessati dalle marcature dei cani, provocando disagi ai residenti e ai commercianti.

Chi non rispetta l’ordinanza rischia una multa compresa tra 25 e 500 euro. Il provvedimento si inserisce in una tendenza già osservata in diversi Comuni italiani, tra cui Livorno, Monza e Treviso, dove sono state introdotte disposizioni analoghe per responsabilizzare i proprietari degli animali domestici. Tuttavia, nel caso di Pratola Peligna, la questione è arrivata davanti alla giustizia amministrativa, con gli animalisti che chiedono la sospensione e l’annullamento parziale dell’ordinanza.

La questione non riguarda soltanto la pulizia delle strade, ma anche la ricerca di un equilibrio tra le esigenze dei cittadini e quelle degli animali. L’ordinanza, pur se contestata, rappresenta un tentativo di regolamentare un comportamento che, se non controllato, può causare disagi e danni. Tuttavia, la sua applicazione potrebbe scoraggiare alcuni proprietari dal portare frequentemente fuori i propri animali, con possibili conseguenze negative sul loro benessere. Il caso di Pratola Peligna potrebbe avere ripercussioni anche oltre i confini dell’Abruzzo. In Italia, infatti, non esiste un obbligo nazionale generalizzato di portare una bottiglietta d’acqua per pulire la pipì dei cani. Le disposizioni dipendono dai regolamenti e dalle ordinanze adottate dalle singole amministrazioni comunali. Per evitare sanzioni, è quindi importante verificare le regole in vigore nel proprio Comune.