A Padova nasce una Camera arbitrale islamica, la procura apre indagini e l’Ucoii si distacca
A Padova si apre una Camera arbitrale islamica, la procura apre un fascicolo e l’Ucoii invita a diffidare di tali servizi.
A Padova è stata costituita una Camera arbitrale islamica, un’istituzione che si presenta come «via alla giustizia islamica in Italia» e che si propone di amministrare arbitrati in conformità con i principi della Sharia. L’evento ha suscitato reazioni immediate da parte della politica e delle istituzioni, con l’apertura di un fascicolo da parte della procura e l’invito dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia (Ucoii) a diffidare di tali servizi.
Un’istituzione in linea con la legge italiana
La Camera arbitrale islamica, guidata da Omar Vanin, un avvocato, ha chiarito che l’ente non è un tribunale e non esercita una forma di giustizia alternativa, ma agisce sempre e comunque nel rispetto della legge italiana. Vanin ha specificato che l’organismo si occupa di questioni commerciali e patrimoniali, come il divieto di interessi, l’equità nelle transazioni e la ricerca di una risoluzione consensuale delle controversie. Per ora non ci sono procedimenti pendenti. La Camera si propone di gestire arbitrati in materia di diritto successorio e «questioni familiari o sensibili», ma non può toccare ambiti come il matrimonio, la famiglia e la filiazione, che sono esclusi per legge da qualsiasi forma di arbitrato. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha espresso «piena fiducia nella magistratura padovana».
Reazioni politiche e legali
La notizia ha suscitato polemiche e esposti, con i parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia che hanno chiesto di fare accertamenti. «Nel nostro Paese la giurisdizione è esercitata solo secondo le norme della nostra Costituzione, dell’ordinamento italiano e nel rispetto del diritto europeo e internazionale», hanno dichiarato i sottosegretari Andrea Ostellari e Nicola Molteni. L’Ucoii ha espresso distacco, sottolineando che nessuna delle comunità islamiche italiane ha promosso o riconosciuto l’iniziativa. La procura di Padova ha aperto un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato. L’Ucoii ha chiarito che l’iniziativa è nata in modo autonomo e non è stata promossa da nessuna delle comunità islamiche italiane. «Non possono essere accettate iniziative di questo tipo», ha sottolineato l’organismo, ricordando che in Italia la giustizia è amministrata dai tribunali della Repubblica.
Per il musulmano italiano, affidarsi alla giustizia dello Stato non è una rinuncia alla propria fede, ma ne è coerente espressione. L’Ucoii ha concluso: «L’Ucoii invita i fedeli a diffidare di servizi di questo genere». Omar Vanin ha dichiarato che intende tutelare la sua reputazione e, se necessario, ricorrerà alle sedi opportune. Contro di lui sono state mosse richieste di radiazione dall’albo degli avvocati e dal registro degli arbitri da parte di Lega e FdI.
