Pechino ha accesso a componenti F-35 per errore logistico

Pechino ha accesso a componenti F-35 per errore logistico, un incidente simile a quello del 2008.

Un errore logistico ha portato a un accesso non autorizzato da parte di Pechino a componenti dell’F-35, un incidente che ricorda il caso del 2008. Secondo Bloomberg, i pezzi, tra cui il tettuccio della cabina di pilotaggio e un portello della stiva armi, sono arrivati a Hong Kong grazie a un agente di Ups che non ha letto una mail. L’errore ha permesso alle autorità cinesi di prendere possesso dei componenti, che non sono più tornati indietro. Il problema non riguarda solo la struttura, ma anche il rivestimento radar-assorbente, un elemento chiave per la bassa osservabilità del velivolo.

Errore logistico e normativa Itar

La spedizione, originariamente prevista per transitare in Corea del Sud e a Taiwan, è stata modificata a causa di un ritardo. Il carico è passato per Hong Kong, un Paese escluso dalla lista Itar, la normativa americana che regola il trasferimento di materiale militare sensibile. Il freight forwarder Dsv aveva avvertito per iscritto che il carico non poteva transitare in alcuni Paesi, ma l’avviso non è stato letto dall’agente Ups. Una fonte ipotizza che Dsv abbia utilizzato un sistema informatico diverso da quello in uso al corriere. La mancanza di controllo ha permesso a Pechino di prendere possesso dei componenti. Il problema non riguarda solo la struttura, ma anche il rivestimento radar-assorbente, un elemento chiave per la bassa osservabilità del velivolo. È probabile che i tecnici cinesi lo studino a fondo, sia per migliorare i propri aerei sia per capire come individuare l’F-35.

Storia simile del 2008

Non è la prima volta che si verificano errori simili. Nel 2008, il Pentagono ammise che quattro ogive per missili balistici, prive di componenti nucleari, erano state spedite per errore a Taiwan al posto delle batterie per elicotteri. I componenti non sono mai tornati indietro. Nel 2024, in Polonia, un carico di mine anticarro è finito in un magazzino Ikea, scoperto solo quando un dipendente ha chiamato il ministero della Difesa.

Washington non sembra troppo preoccupata per l’incidente. Il ministero degli Esteri ha fatto capire di non sapere nemmeno di quali parti si stia parlando, una versione a cui nessuno crede. Se a finire per sbaglio negli Stati Uniti fossero stati i componenti di un J-20, la risposta del dipartimento di Stato sarebbe stata con ogni probabilità la stessa. Le indagini sono state avviate e al Congresso è stata chiesta una revisione della catena di approvvigionamento del programma.

La questione riguarda da vicino anche gli alleati. L’F-35 è costruito e mantenuto da una rete di Paesi partner, tra cui l’Italia, e i componenti si spostano di continuo da un continente all’altro, spesso affidati a operatori logistici privati. L’errore ha messo in luce i rischi della complessità della catena di approvvigionamento e la necessità di controlli più rigorosi. La situazione ha suscitato preoccupazioni, ma non ha scatenato una reazione immediata da parte delle autorità americane.