L’invisible hand ha bisogno di una coscienza
Un filantropo ha donato miliardi per il futuro dell’istruzione, sollevando domande su responsabilità e morale.
Un dono senza precedenti per l’istruzione
Il fondatore di Citadel, Ken Griffin, ha annunciato un dono di oltre 3 miliardi di dollari a Carnegie Mellon University, il più grande contributo mai effettuato in ambito universitario. La donazione servirà a costruire un nuovo campus a Miami, nel quartiere di Wynwood, che dovrebbe iniziare a ospitare studenti nel 2028, previa approvazione regolamentare. L’evento ha suscitato ammirazione per l’impegno filantropico di Griffin, ma ha anche sollevato domande su come la responsabilità sociale dovrebbe essere integrata nel sistema economico.
La coscienza del mercato
Griffin ha sottolineato che l’obiettivo del suo contributo è riconoscere il potere dell’istruzione nel rilanciare la credibilità del sogno americano. Tuttavia, il dono ha posto una domanda cruciale: la responsabilità sociale deve attendere che un patrimonio sia stato creato, o dovrebbe guidare già il processo di creazione della ricchezza? L’idea è che la coscienza non sia un’appendice del successo, ma un elemento integrato nel modo in cui si costruisce la ricchezza.
La responsabilità non è solo un dovere, ma una scelta.
Griffin ha invitato i leader aziendali, i fondatori e gli investitori a aggiungere una domanda ai loro interrogativi finanziari: se una decisione ha successo, chi oltre a loro ne trarrà beneficio? Questa domanda, se integrata nel processo decisionale, potrebbe contribuire a un modello di successo più equo. Il mercato non ha bisogno di scusarsi per produrre vincitori, ma chi beneficia maggiormente potrebbe chiedersi di più di quanto il sistema economico richieda. La coscienza, infine, non è un’appendice, ma un elemento essenziale del processo di creazione della ricchezza.
Il mercato non è moralmente sufficiente.
Adam Smith, filosofo morale prima che economista, ha introdotto il concetto dell’invisible hand come meccanismo per spiegare come l’interesse individuale possa generare benessere collettivo. Tuttavia, il mercato non opera in un vuoto etico. Dipende da fiducia, da autocontrollo e da persone che si misurano con criteri superiori a quelli del mercato. La figura dell’imparziale spettatore, presente nel suo libro “Teoria dei sentimenti morali”, rappresenta una forma di coscienza interiore che giudica le azioni come un estraneo equo. Questo concetto è rilevante oggi, quando il mercato è chiamato a svolgere un ruolo morale che non è stato progettato per farlo.
Molte aziende hanno cercato di integrare la responsabilità sociale nel loro modello di business. Ad esempio, Costco ha mantenuto un salario orario elevato per i dipendenti, mentre Publix ha permesso agli impiegati di diventare soci. Questi esempi mostrano che la condivisione del successo non deve essere in conflitto con la sua creazione. Tuttavia, per chi ha accumulato ricchezze molto al di sopra delle proprie esigenze, ci sono domande che non possono essere risposte solo con i dati finanziari. Chi ha beneficiato del successo? Chi ha contribuito a crearlo? Qual è l’impatto sulle comunità? La responsabilità sociale non deve attendere che il successo sia stato raggiunto. Deve essere parte integrante del processo di creazione della ricchezza. Solo così il mercato potrà svolgere un ruolo morale, non come meccanismo esterno, ma come elemento interno della coscienza individuale.
