Perché i papi si fanno curare al Policlinico Gemelli di Roma
I papi si fanno curare al Policlinico Gemelli di Roma per vicinanza storica e qualità sanitaria.
Perché i papi si fanno curare proprio al Policlinico Gemelli di Roma? La risposta risiede in una combinazione di vicinanza storica, istituzionale e fisica, nonché nella fiducia nella qualità dei servizi sanitari offerti. Il Policlinico Gemelli, situato a Roma, è diventato nel tempo un punto di riferimento per i pontefici, grazie a un legame profondo con il Vaticano e a una struttura adatta a garantire la massima sicurezza e riservatezza.
Un legame storico e istituzionale
La vicinanza tra il Vaticano e il Policlinico Gemelli risale al 1934, quando papa Pio XI mise a disposizione dell’università Cattolica un terreno a Monte Mario per la costruzione della facoltà di medicina e del policlinico. L’università Cattolica, un ateneo privato regolato dalle leggi italiane, conserva un legame stretto con la Santa Sede, con un rappresentante della Santa Sede nel suo consiglio di amministrazione. Questo rapporto ha contribuito a creare un ambiente in cui i pontefici possono ricevere cure in modo efficiente e riservato. Il Policlinico Gemelli è stato fondato ufficialmente nel 1964, durante il pontificato di papa Paolo VI. La sua vicinanza al Vaticano è stata ulteriormente rafforzata nel tempo, con l’istituzione di strutture dedicate ai pontefici, come l’ala riservata al decimo piano, dove si trova anche una cappella per pregare.
Il papa è ospitato in un’ala dedicata, con accesso controllato da personale di sicurezza.
La tradizione dei ricoveri papali
La tradizione dei ricoveri papali al Policlinico Gemelli ha iniziato con papa Giovanni Paolo II, noto per aver ricevuto cure d’urgenza dopo l’attentato del 13 maggio 1981. L’operazione chirurgica, durata più di cinque ore, fu un momento cruciale per la sua salute e per la sua carriera. Dopo l’attentato, il papa fu ricoverato diverse volte al Gemelli, tra cui per infezioni, tumori e fratture.
Nel 1996, recitando l’Angelus dalla finestra del Policlinico, il papa definì l’ospedale «il Vaticano numero tre», un modo per sottolineare il suo legame con l’istituzione. La struttura dedicata ai pontefici si trova al decimo piano dell’ospedale, un’ala riservata dove si trova anche una cappella per pregare. Questo spazio è stato utilizzato da diversi papi, tra cui Giovanni Paolo II e Francesco, che hanno recitato l’Angelus davanti ai fedeli.
La scelta del Gemelli dipende spesso da una combinazione di tradizione, vicinanza e fiducia nella professionalità dei medici.
Papa Benedetto XVI, sebbene non sia mai stato curato al Gemelli, ha visitato l’ospedale per motivi istituzionali e per accompagnare suo fratello, il prete Georg Ratzinger. Anche papa Francesco fu ricoverato al Gemelli quattro volte, con l’ultimo ricovero che durò cinque settimane. Dopo essere stato dimesso, il papa morì un mese dopo. Nonostante il Gemelli venga spesso chiamato «l’ospedale del papa», i pontefici non sono tenuti a curarsi lì. Possono rivolgersi a strutture sanitarie diverse, a seconda delle loro esigenze. Ad esempio, papa Benedetto XVI fu ricoverato all’ospedale Umberto Parini di Aosta per una frattura del polso, mentre papa Francesco fu operato per una cataratta all’ospedale Pio XI di Roma.
Il dottor Luigi Carbone, attualmente responsabile dei servizi sanitari del Vaticano, è il medico che segue il pontefice nei suoi viaggi e nella sua salute. Il Policlinico Gemelli, considerato un ospedale d’eccellenza in Italia, offre un livello di assistenza specialistica e di ricerca scientifica di alto livello, che giustifica la sua scelta come luogo di cura per i papi. La collaborazione tra il Vaticano e il Policlinico Gemelli rappresenta un esempio di come istituzioni diverse possano lavorare insieme per garantire servizi di qualità, riservatezza e sicurezza. La tradizione dei ricoveri papali al Gemelli rimane un simbolo di questa collaborazione, che si basa su un legame storico, istituzionale e umano.
