Pongo, il cane ridotto a scheletro salvato in extremis a Fano
Un cane ridotto a scheletro salvato in extremis a Fano, la storia di Pongo e l’appello di Melampo

Un cane ridotto a scheletro, con segni di malnutrizione e solitudine, è stato salvato in extremis a Fano. Pongo, un meticcio simil dogo di quasi sei anni, era stato trovato in condizioni disperate in un appartamento del quartiere Fano 2, dove aveva vissuto giorni di fame, sete e paura. La donna che lo aveva adottato, poco più che trentenne e madre, era in vacanza e non aveva più controllato il cane. La notizia del ritrovamento ha sconvolto l’associazione Melampo, che ha avviato un intervento rapido per salvare la vita del cane.
Le condizioni di Pongo e l’intervento di Melampo
Pongo era ormai pelle e ossa, con piaghe da decubito e un quadro clinico compatibile con una grave malnutrizione. Senza acqua né cibo, era riuscito a bere la propria urina e a nutrirsi delle proprie feci. La presidente di Melampo, Cecilia Tornimbeni, ha confermato le condizioni del cane e ha spiegato come l’intero team si sia mobilitato per salvare la vita del cane. “Trovandolo con la bocca che odorava di urina – racconta Tornimbeni – avevamo temuto che i reni fossero compromessi”.
La storia di Pongo e l’adozione da Melampo
Pongo era stato adottato dal canile comunale attraverso l’associazione Melampo nel novembre 2024. Era uno degli animali più amati del canile, docile, affettuoso e capace di conquistare chiunque. La donna che lo aveva adottato aveva contattato l’associazione dicendo di non riuscire più a tenere Pongo. In un giorno e mezzo i volontari avevano trovato una possibile nuova sistemazione, ma la richiesta era stata ritirata. Da qui l’intervento delle guardie ecozoofile, richiesto da Melampo, e il successivo sequestro. Il recupero risale al 17 luglio scorso ed è avvenuto nell’abitazione della donna, che in quel momento si trovava lontano da casa, in vacanza. Pongo era rimasto solo nell’appartamento, imbrattato dei propri escrementi e ormai troppo debole persino per alzarsi. “All’inizio sembrava andare tutto bene – racconta Tornimbeni –. Ricevevamo foto e aggiornamenti. Poi le notizie si sono diradate e, quando abbiamo chiesto nuove immagini, non sono più arrivate. Le risposte erano incoerenti e ci siamo allarmati”.
La notizia del ritrovamento ha sconvolto l’intera squadra di Melampo. “Abbiamo sentito quasi il bisogno fisico di andare a trovarlo in clinica – racconta Tornimbeni, interrompendosi più volte tra le lacrime –. Davanti a quelle immagini molti di noi non lo avrebbero nemmeno riconosciuto”. Per i volontari Pongo era uno degli animali più amati del canile: docile, affettuoso e capace di conquistare chiunque. “Quando affidiamo un cane lo facciamo perché possa avere una vita migliore. Pensare che sia rimasto solo, senza riuscire più ad alzarsi e sentendo che stava morendo, è qualcosa che non riusciamo ad accettare. Non ha vissuto l’atto finale della morte perché siamo arrivati in tempo, ma ha vissuto la fame, la sete, la paura e la solitudine”.
Da Melampo arriva anche un appello: chi non riesce più a occuparsi del proprio animale deve chiedere aiuto. “Non possiamo fare pensione, ma possiamo cercare una soluzione. Chiedere aiuto è sempre possibile. Lasciare morire un animale, no”.
