Un popolo senza terra: il racconto dei Rom e Sinti in Europa
Un convegno internazionale a Torino ha portato alla luce le sfide e le opportunità per i Rom e Sinti in Europa.
Il 34° convegno internazionale dell’AIZO Rom e Sinti, tenutosi a Torino il 2 ottobre 2026, ha offerto un’occasione unica per riflettere sulle condizioni di vita e sui diritti dei Rom e Sinti in Europa. Moderato da Giancarlo Chiapello, l’evento ha visto la partecipazione di esperti, rappresentanti di associazioni, istituzioni e giovani Rom e Sinti, che hanno condiviso esperienze, sfide e progetti di inclusione. L’associazione, fondata e presieduta da Carla Osella, da 55 anni si occupa della comunità romanì, riconosciuta come la più numerosa minoranza etnica in Europa, con circa 11-12 milioni di persone, di cui 6 milioni nell’Unione Europea, principalmente residenti nell’area balcanica.
Un popolo senza terra
Il tema del convegno, “Costruiamo un futuro diverso”, ha messo al centro la condizione di marginalità e discriminazione che i Rom e Sinti affrontano quotidianamente. L’antizingarismo, un fenomeno diffuso in molti Paesi europei, ha portato a dinamiche di esclusione in diversi settori della vita comunitaria. Il direttore dell’UNAR, Mattia Peradotto, ha sottolineato come il dialogo con gli enti locali e la strategia 2021/2030 siano fondamentali per ridurre le disuguaglianze e promuovere l’inclusione. La Commissione Europea riconosce la romanì come una delle minoranze etniche più numerose, ma il loro status di cittadinanza e accesso ai servizi rimangono problematici.
La casa è un diritto, non un privilegio. La professoressa Marianna Filandri ha sottolineato come la questione del “tetto” sia legata al benessere generale, ma nessun Paese europeo l’ha risolta. I problemi legati al reddito e al sovraffolamento emergono chiaramente, rendendo rilevante l’intervento pubblico per calmierare i prezzi e migliorare l’accesso alle case adeguate.
Esperienze e progetti di integrazione
La partecipazione di esperti e rappresentanti da Svezia, Spagna e Germania ha permesso di confrontare esperienze e progetti di integrazione. Marcela Kovacsova, da Svezia, ha presentato un’associazione che promuove l’informazione e la tutela dei diritti dei Rom. Jasna Kosanovic, da Germania, ha parlato della sua attività di scrittrice che fa memoria del genocidio nazista nei campi di sterminio. In Italia, l’architetto Dario Guazzo, in collaborazione con l’AIZO, ha presentato un progetto di villaggio di 10 casette ripetibile, che risponde al desiderio di molte famiglie di vivere insieme. Il progetto ha permesso di affrontare il tema della sicurezza non solo come emergenza, ma come parte della qualità della vita.
La lettura della lettera “Guardatemi come tutti gli altri: la scuola che vorrei” da parte di Naomi, giovane Rom di Torino, ha espresso una richiesta esplicita di pari opportunità. La tavola rotonda “dalle esperienze alle prospettive” ha confrontato dirigenti pubblici, esponenti associativi e mediatori culturali, rilanciando l’idea di collaborazioni e azioni per il futuro. L’evento ha chiuso idealmente, ma ha lasciato aperto un cammino verso l’inclusione e la partecipazione.
Un impegno per il futuro. Il convegno ha visto la partecipazione di esperti, istituzioni e giovani Rom e Sinti, che hanno condiviso esperienze e progetti di inclusione. L’AIZO, con la sua adesione al World Roma Organization e all’I.R.U., rappresenta un banco di prova per il processo democratico iniziato ad Helsinki da Aldo Moro. La presenza di esperti da Spagna, Svezia e Germania ha permesso di confrontare esperienze e progetti di integrazione. L’impegno per i diritti fondamentali, come l’accesso a documenti in regola, rimane un tema centrale. La partecipazione degli assessori del Comune di Torino, Jacopo Rosatelli e Francesco Tresso, ha sottolineato l’importanza di schierarsi a favore dei vulnerabili e di accogliere la diversità. L’evento ha messo in luce la necessità di un dialogo tra istituzioni e realtà associative per affrontare le sfide dell’integrazione.
