Procura di Venezia chiede l’aggiunta di aggravanti per il femminicidio di Giulia Cecchettin
Procura di Venezia chiede l’aggiunta di aggravanti per il femminicidio di Giulia Cecchettin

Filippo Turetta, ventitreenne padovano condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin, ha visto la Procura di Venezia decidere di presentare un appello contro la sentenza di primo grado. La decisione, attesa e voluta fortemente dalla famiglia della vittima, mira a richiedere l’aggiunta di due aggravanti: stalking e crudeltà. La Corte d’Assise aveva riconosciuto solo la premeditazione, escludendo le altre due, causando polemiche e dibattiti su come sia stata valutata la gravità dell’atto criminoso.
Segnali di controllo e violenza
La Procura ha sottolineato che il comportamento di Turetta, che ha ucciso l’ex fidanzata l’11 novembre 2023, è stato accompagnato da segnali chiari di controllo e violenza. Tra i messaggi inviati alla vittima, ce ne sono alcuni che esprimono minacce e una volontà di tenere costantemente sotto controllo la sua vita. «Smettila di pensare alla tua inutile carriera. La tua vita la vivi a pari passo con me», «Maledetta che sei, mi devi tenere traccia della tua giornata. Non ti lascerò un secondo di pace», sono solo alcuni esempi di come Turetta ha cercato di esercitare un controllo psicologico su Giulia.
Secondo la Procura, il numero elevato di coltellate e la durata dell’aggressione, che ha durato 20 minuti, hanno prolungato l’agonia della vittima. Inoltre, le migliaia di messaggi inviati, le minacce di farsi del male e l’atteggiamento di controllo hanno costituito un chiaro segno di stalking. La Corte, però, ha ritenuto che la vittima non avesse mostrato timore, e quindi non fosse stata vittima di un’aggressione con elementi di crudeltà.
La difesa e il tempo per l’appello
La difesa ha tempo fino al 27 maggio per presentare a sua volta una richiesta di appello. L’avvocato Stefano Tigani, difensore di Gino Cecchettin, ha commentato che la decisione della Procura conferma la fondatezza della richiesta di impugnazione del collegio difensivo. «Ci rincuora il fatto che la Procura abbia impugnato la sentenza», ha detto, sottolineando l’importanza della lotta per la giustizia e la difesa della famiglia della vittima.
La Procura ritiene che la gravità del reato non sia stata valutata appieno. Il corpo di Giulia Cecchettin è stato ritrovato una settimana dopo l’omicidio nella zona del lago di Barcis. Turetta, che aveva fuggito in Germania, è stato arrestato e si trova in carcere a Verona. Ha confessato di aver ucciso e occultato il corpo della sua ex fidanzata. La sentenza di primo grado, arrivata il 3 dicembre 2024, ha stabilito la condanna all’ergastolo, ma la Procura non ha accettato questa decisione, ritenendo che manchino elementi chiave per valutare appieno la gravità del reato.
La famiglia di Giulia ha espresso soddisfazione per l’azione della Procura. Il caso ha suscitato reazioni forti, con la famiglia di Giulia che ha espresso soddisfazione per l’azione della Procura. Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha anche contribuito a modificare la percezione pubblica sui comportamenti violenti e sui segnali di abuso. La Procura di Venezia, con il suo appello, cerca quindi di rivedere la gravità del reato e di garantire una giustizia più completa e rispettosa delle vittime. La decisione potrebbe aprire nuovi dibattiti sulle aggravanti e sul modo in cui vengono valutate nel sistema giudiziario italiano.
