Proteste in piazza a Madrid per il rifiuto dei decreti casa in Spagna

Il Congresso spagnolo ha respinto due decreti per l’emergenza abitativa, scatenando proteste in piazza a Madrid.

La protesta si è intensificata a Madrid dopo che il Congresso spagnolo ha respinto due decreti per l’emergenza abitativa, con un voto di 172 a favore e 178 contrari. La decisione ha scatenato le strade della capitale, dove migliaia di cittadini, in particolare gli inquilini, hanno manifestato per chiedere l’approvazione delle misure che avrebbero dovuto bloccare gli sfratti delle persone vulnerabili e limitare la speculazione immobiliare. La protesta, che si è concentrata soprattutto nella Puerta del Sol, è stata accompagnata da grida di protesta e slogan come “Sciopero generale”, esprimendo la delusione per la mancanza di un sostegno politico a favore delle famiglie in difficoltà.

La decisione del Congresso e la reazione della piazza

Il decreto bocciato conteneva misure cruciali per l’emergenza abitativa, tra cui il blocco degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, il divieto agli acquisti di immobili da parte di fondi speculativi e sovvenzioni per l’acquisto della prima casa. Inoltre, aveva previsto interventi di edilizia abitativa per alloggi con canoni accessibili. Il secondo decreto, che riguardava il rinnovo automatico dei contratti di affitto, è stato anch’esso respinto con 166 “sì” e 184 “no”. La decisione ha suscitato reazioni forti da parte degli attivisti, che hanno visto nel voto un rifiuto a proteggere i diritti dei cittadini più vulnerabili.

La portavoce del Sindicato de Inquilinas, Alice del Rio, ha dichiarato: “Non ci fermeremo fino a ottenere il diritto alla casa in questo Paese e continueremo nelle strade la lotta”. La richiesta di “huelga general”, lo sciopero generale, è diventata uno degli slogan principali delle manifestazioni, con la speranza di coinvolgere più settori della società. La protesta ha visto la partecipazione di migliaia di persone, tra cui studenti, sindacati e associazioni sociali, che hanno espresso la loro delusione per la mancanza di un sostegno politico a favore delle famiglie in difficoltà.

Le prossime mosse del governo e la possibilità di elezioni anticipate

Dopo la decisione del Congresso, il governo di Pedro Sanchez ha valutato l’ipotesi di convocare elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre. La mancanza di una maggioranza parlamentare progressista ha reso evidente la difficoltà del governo a trovare un accordo su misure cruciali per la popolazione. Tuttavia, dalla Moncloa si è chiesto di mantenere la calma, anche se la protesta in piazza è rimasta intensa. Mentre si attende una decisione, le manifestazioni si stanno preparando per domani, con oltre 50 eventi in 50 città spagnole, che potrebbero ulteriormente mettere in discussione la stabilità politica del Paese.

La ministra Rodriguez ha sottolineato che “una democrazia avanzata non può permettersi un altro sfratto”, mentre la portavoce del sindacato Valeria Racu ha affermato: “Se là dentro non ci sono politici coraggiosi che governano per la gente, abbiamo le cose chiare: il tempo dei politici è finito”. La protesta, che si è intensificata dopo la votazione, ha visto la partecipazione di migliaia di persone, tra cui l’87enne Maricarmen, sfrattata a Madrid, che ha invocato la lotta e la resistenza.

Il governo ha fatto appello ai deputati delle destre, in particolare quelli del Partito Popolare, di Vox e i 7 deputati decisivi di Junts per Catalunya, per un voto a favore dei provvedimenti. Tuttavia, la mancanza di un sostegno politico ha reso impossibile l’approvazione dei decreti, alimentando ulteriore tensione tra le istituzioni e la piazza. La protesta, che si è intensificata dopo la votazione, ha visto la partecipazione di migliaia di persone, tra cui studenti, sindacati e associazioni sociali, che hanno espresso la loro delusione per la mancanza di un sostegno politico a favore delle famiglie in difficoltà.