Oltre 70 cani liberati da allevamenti in Corea del Sud dopo anni di sofferenza
Oltre 70 cani sono stati liberati da allevamenti in Corea del Sud dopo anni di sofferenza, grazie a un’operazione di salvataggio.
Oltre 70 cani sono stati finalmente liberati da un allevamento in Corea del Sud, dopo anni di sofferenza e condizioni di vita inumane. L’operazione, condotta da Humane World for Animals, ha portato alla liberazione di animali che non erano mai usciti dalle gabbie. La liberazione è avvenuta a Gangjin, in un’area dove il divieto del consumo di carne di cane è in fase di implementazione. I cani, tra cui diversi Jindo, un Pastore Tedesco e numerosi meticci, sono stati trasferiti in Canada e negli Stati Uniti per ricevere cure e iniziare un percorso di recupero.
Un intervento di salvataggio in un allevamento in disuso
La vicenda è emersa all’inizio dell’anno grazie a una segnalazione di un cittadino, che ha portato alla luce violazioni della normativa sudcoreana relativa al benessere degli animali. Le autorità hanno effettuato un’ispezione e hanno riscontrato condizioni di vita estremamente difficili per molti cani. Alcuni erano confinati in piccole gabbie metalliche e avevano trascorso gran parte della loro esistenza senza possibilità di uscire. L’allevamento, in passato, aveva allevato fino a mille cani contemporaneamente. Il proprietario, un uomo di circa ottant’anni, ha ceduto gli animali e non potrà più essere coinvolto in attività connesse al commercio della carne di cane.
La liberazione di oltre 70 cani rappresenta un momento di speranza per gli animali e per chi si occupa del loro benessere. Prima del trasferimento internazionale, gli animali sono stati sottoposti ai controlli sanitari e alle vaccinazioni necessarie. Per alcuni il recupero potrebbe essere lungo. Cani cresciuti in condizioni di isolamento e con pochissime esperienze al di fuori di una gabbia possono infatti aver bisogno di tempo e di un percorso specifico per adattarsi a un ambiente completamente nuovo.
Un futuro incerto per molti cani rimasti negli allevamenti
Sebbene l’operazione di salvataggio a Gangjin rappresenti un momento di speranza, la situazione non è uniforme in tutto il Paese. Secondo i dati governativi, un numero elevato di cani risultava ancora presente negli allevamenti interessati dalle chiusure. La chiusura degli allevamenti non implica automaticamente che tutti gli animali siano stati sistemati. Una delle sfide principali è capire quale futuro attenda questi cani e assicurarsi che il divieto venga effettivamente rispettato. Per alcuni, il destino potrebbe essere tragico, con la possibilità di essere sottoposti all’eutanasia.
La transizione verso il divieto del consumo di carne di cane è in atto, ma non è completa. Il salvataggio arriva mentre la Corea del Sud si avvicina a una svolta storica. La legge approvata nel 2024 prevede che dal 7 febbraio 2027 siano vietati l’allevamento, la macellazione, la distribuzione e la vendita di cani destinati al consumo umano. Il periodo di transizione permette agli operatori coinvolti di chiudere o riconvertire le proprie attività. Secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura sudcoreano, circa l’82% degli allevamenti registrati ha già cessato l’attività. Le autorità stanno inoltre effettuando controlli sulle strutture chiuse per impedire che l’allevamento possa riprendere illegalmente.
La situazione in Corea del Sud si inserisce in un cambiamento più ampio che interessa diverse parti dell’Asia. Il consumo di carne di cane sta diminuendo in numerose aree, anche a causa dei cambiamenti generazionali, della crescente attenzione verso il benessere animale e dell’introduzione di normative più restrittive. In alcuni Paesi sono stati introdotti divieti o limitazioni, mentre in altri il quadro normativo può variare considerevolmente tra territori e città. La crescente presenza di cani e gatti come animali da compagnia contribuisce a modificare i rapporti con gli animali, soprattutto tra le nuove generazioni.
