Rifugi in crisi idrica: gestori chiedono attenzione e razionalità nell’uso dell’acqua
Rifugi in crisi idrica: gestori chiedono attenzione e razionalità nell’uso dell’acqua

Da Cortina ad Alleghe, passando per Zoldo e Agordino, i rifugi montani si trovano in una situazione di profonda crisi idrica. I gestori, come Marco Bergamo del rifugio Sommariva al Pramperet, spiegano che l’acqua è scarseggiante e i servizi igienici a uso pubblico sono stati chiusi dal 13 luglio. «Non c’è acqua, niente servizi igienici. Così dovremmo chiudere», dice Bergamo, sottolineando che la situazione è al limite e che il consumo giornaliero di 4mila litri mette a rischio la disponibilità di acqua per i bagni e le docce. La siccità ha colpito tutta la montagna dolomitica, con sorgenti al lumicino, laghetti prosciugati e scorte quasi esaurite. I gestori vivono alla giornata, sperando in precipitazioni consistenti, ma per il momento non arrivano.
La crisi idrica in montagna: un allarme per i rifugi
La crisi idrica ha reso necessario un uso razionale dell’acqua, tanto che alcuni rifugi, come il Tissi all’ombra del Civetta, hanno già razionato l’acqua da giorni. «Sono due settimane che chiudo le docce e i bagni li mettiamo a disposizione solo per le urgenze», spiega Valter Bellenzier, gestore del rifugio Tissi. L’acqua proviene da un nevaio ormai prosciugato, e i gestori si trovano a dover attingere da scorte limitate. In alcuni casi, come al rifugio Talamini a Vodo, i gestori fanno scorte in inverno e utilizzano pompe a batteria per l’approvvigionamento estivo. La situazione è difficile e richiede una maggiore consapevolezza da parte degli utenti della montagna.
«Sull’Agner non c’è più neve già da fine maggio», spiega Alessandro Marinello, gestore del rifugio Scarpa ai piedi dell’Agner. La mancanza di neve riduce le scorte d’acqua e rende necessario un uso più attento. «Per ogni sciacquone si consumano circa 40 litri», afferma Marinello, sottolineando che il consumo inefficiente dell’acqua è un problema che richiede attenzione. I gestori chiedono una collaborazione con enti locali, come il Parco e il Cai, per trovare soluzioni a lungo termine, come il trasporto dell’acqua via elicottero, che però comporta costi insostenibili.
Un appello per una gestione sostenibile dell’acqua
«È necessario creare una sensibilità perché ce lo dicono i cambiamenti climatici», afferma Marinello. La siccità non è un evento isolato, ma parte di un trend climatico che si protrae. I gestori chiedono una maggiore responsabilità da parte degli utenti. «Se non sono in funzione i bagni in rifugio e quindi i propri bisogni si fanno nel bosco, i fazzoletti portateli a casa», raccomanda Marinello. La siccità ha reso necessario un uso razionale dell’acqua, e i gestori sperano in una maggiore collaborazione per trovare soluzioni a lungo termine. La crisi idrica non è un problema isolato, ma un segnale di un cambiamento climatico che richiede attenzione e azioni concrete.
La situazione in montagna è drammatica e i gestori non si arrendono. «Siamo pieni tutte le sere, con prenotazioni fino al 20 settembre», dice Marco Bergamo. «Da qui in avanti ci saranno anche gli italiani che salgono per l’ora di pranzo. Ci tocca vivere alla giornata». La mancanza di piogge e la riduzione delle scorte d’acqua mettono a rischio la continuità dei servizi. «La cisterna viene riempita dall’elicottero che fa circa 15 viaggi a settimana», spiega Bergamo. «La poca acqua disponibile la teniamo per chi dorme, per la cucina e per alimentare il rifugio». La situazione richiede una maggiore attenzione e una collaborazione tra gestori, enti locali e utenti della montagna.
La siccità ha reso necessario un uso razionale dell’acqua, ma i gestori non hanno alternative.
La mancanza di piogge e la riduzione delle scorte d’acqua mettono a rischio la continuità dei servizi.
