Il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti: un movimento culturale e un business in crescita
Il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti: un movimento culturale e un business in crescita

Il ritorno del vinile in Emirati Arabi Uniti segna un cambiamento nella scena musicale locale, dove un gruppo di artisti e curatori sta cercando di riconquistare la passione per la musica fisica. L’idea nasce da un’esperienza personale, ma si è trasformata in un movimento che coinvolge negozi, collezionisti e produttori. L’obiettivo non è solo di riconquistare un formato dimenticato, ma di creare un’esperienza più profonda e condivisa. La musica, in un’epoca dominata da algoritmi e streaming, sta trovando nuovi spazi attraverso il vinile, un oggetto fisico che richiede tempo, attenzione e cura.
Un’esperienza fisica e un’identità culturale
Il vinile, per molti, rappresenta una forma di musica che va oltre la semplice riproduzione. Per Jayesh Veralkar, fondatore di Vinyl Souq, il formato non è solo un ritorno al passato, ma una risposta a un’industria che privilegia la quantità rispetto all’intenzionalità. “Non si tratta solo di nostalgia”, dice. “È una scelta di vita, una forma di connessione con il materiale reale.” La sua esperienza in Dubai, dove ha trovato difficoltà a trovare un’identità musicale autentica, lo ha spinto a creare un’alternativa. Con la sua moglie e partner d’affari, Sarina, ha fondato Vinyl Souq, un’esperienza di musica che unisce negozi, collezionisti e artisti locali.
Un’esperienza collettiva e un’identità nazionale
Il progetto ha iniziato come un mercato di dischi, ma si è evoluto in una piattaforma che promuove la musica indipendente e la diversità. “Vogliamo promuovere tutti i generi, non limitarci a uno specifico”, spiega Veralkar. Il successo di Vinyl Souq ha portato alla creazione di un’etichetta, Vinyl Souq Records, che si concentra su artisti locali. Il primo volume della serie Made in the Emirates, pubblicato nel gennaio 2025, ha visto la vendita di 500 copie all’interno degli Emirati Arabi Uniti. Per molti artisti, è stato il primo momento in cui hanno ricevuto royalties per le loro opere, non solo per un post su social media o un concerto.
La produzione del disco ha richiesto un’organizzazione internazionale: la masterizzazione a Londra, la creazione del stampo nei Paesi Bassi e la pressatura a Mumbai. Questo processo, lungo e complesso, ha reso il prodotto unico e di valore. Il successo ha portato a un’espansione internazionale, con la distribuzione da parte di Word And Sound, un’azienda tedesca con sede a Amburgo. Il volume due, curato da Shadi Megallaa, ha visto il disco distribuito in più di 30 Paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, Giappone e Regno Unito.
Un’alternativa al digitale e una scelta di vita
Per Megallaa, il vinile non è un ritorno, ma una continuità. “Le persone che amano il formato non lo hanno mai abbandonato”, dice. L’esperienza fisica del vinile, con la sua capacità di trasmettere un senso di appartenenza e di connessione, lo rende un’alternativa al digitale. “Non è solo un oggetto, è un’esperienza”, spiega. La sua carriera, che include oltre 30 anni come DJ e 20 anni di produzione musicale, lo ha portato a credere che il vinile sia un formato che resiste al tempo, anche in un’era dominata da AI e streaming.
Il movimento del vinile in Emirati Arabi Uniti non è solo un fenomeno culturale, ma un’opportunità economica. La crescita del mercato ha portato a un’espansione di negozi e curatori, che cercano di soddisfare la domanda crescente. La musica, in un’epoca in cui la quantità prevale, sta trovando nuovi spazi attraverso un formato che richiede attenzione, cura e intenzionalità. Il vinile, in questo contesto, non è solo un prodotto, ma una scelta di vita.
