Romanzi-verità e film di cinema: la realtà più scomoda al Lido

Al Lido di Venezia, i film tratti da romanzi-verità raccontano la realtà più dura e complessa.

Film tratti da romanzi-verità al Lido di Venezia, raccontano la realtà più scomoda e complessa
Film tratti da romanzi-verità al Lido di Venezia, raccontano la realtà più scomoda e complessa

La Mostra del cinema di Venezia, che inizierà il 2 settembre, è uno specchio del mondo. Osservando i titoli che arrivano al Lido, possiamo intuire qualcosa del nostro presente: le paure, le ferite, le lacerazioni, le ossessioni che attraversano la società. E, quest’anno, colpisce una presenza significativa. Quella di film tratti da romanzi duri, spigolosi, senza consolazione. Libri che non accarezzano il lettore, ma lo costringono a guardare negli angoli più bui dell’esistenza. Tra questi, due titoli attesi e emblematici: *La città dei vivi* e *Il fuoco che ti porti dentro*.

Un delitto senza movente

*La città dei vivi*, di Edoardo Gabbriellini, è tratto dall’omonimo romanzo/inchiesta di Nicola Lagioia. Il libro ricostruisce uno dei delitti più sconvolgenti della cronica italiana recente: l’assassinio del giovane Luca Varani, studente delle scuole serali, torturato e ucciso a Roma, nel quartiere Collatino, nel marzo 2016, da Manuel Foffo e Marco Prato, al termine di tre giorni da incubo a base di droghe e alcol. Due ragazzi di buona famiglia che seviziano per ore un ragazzo di 23 anni, senza un motivo. Un delitto sconvolgente, perché praticamente senza movente. Non un delitto nato da vendetta, gelosia, denaro. Solo un nudo e crudo abisso di male.

Una guerra interiore

*Il fuoco che ti porti dentro*, di Edoardo De Angelis, è tratto dal memoir autobiografico di Antonio Franchini. Se Lagioia esplora il male nella sua forma più estrema e incomprensibile, Franchini porta il lettore dentro una guerra domestica durata una vita intera. Al centro del romanzo c’è Angela, la madre dello scrittore: una figura travolgente, furiosa, incapace di esprimere amore se non attraverso il conflitto. Nel libro, finalista al Premio Campiello, Franchini arriva a parole rarissime nella letteratura italiana contemporanea: racconta il disgusto, la vergogna, perfino il rifiuto provati nei confronti della propria madre. Angela diventa il simbolo di un rancore che attraversa generazioni, famiglie e perfino territori.

Quello di Angela è un personaggio incredibilmente complesso, che sembra incarnare “tutti gli orrori dell’Italia: il qualunquismo, il razzismo, il classismo, l’egoismo, l’opportunismo, il trasformismo, la mezza cultura peggiore dell’ignoranza, il rancore…”. La sceneggiatura è firmata da Ilaria Macchia, Francesco Piccolo e lo stesso Edoardo De Angelis. Il film è in concorso per il Leone d’oro. Sullo schermo sarà interpretata da Vanessa Scalera.

Un personaggio che incarna l’Italia
Un conflitto senza precedenti nella narrativa italiana contemporanea

Cronaca nera, conflitti familiari, memoria storica, inquietudini private. Venezia sembra dirci che il cinema continua a cercare le sue storie là dove la realtà è più scomoda. E che i romanzi più necessari, oggi, sono spesso quelli che rifiutano di consolare. Il cinema, in questo contesto, non si sottrae alla realtà, ma la affronta con una forza e una crudezza che non possono essere ignorate.

La presenza di questi due film al Lido di Venezia conferma una tendenza crescente: il cinema si rivolge a storie che non si limitano a raccontare, ma scardinano. Sono storie che non si risolvono, ma che fanno riflettere. Sono storie che, come i romanzi-verità, non si sottraggono alla verità, ma la mostrano in tutta la sua durezza.