Roseline e Nassera, due donne che hanno scelto di incontrarsi dopo il dolore
Due donne, una sorella di vittima e una madre di attentatore, si incontrano dopo anni di dolore e ricerca.

Un legame nato dal dolore
A Rimini, durante il Meeting, Roseline Hamel e Nassera Kermiche hanno raccontato una storia di dolore, ricerca e incontro. Roseline, sorella del sacerdote Jacques Hamel ucciso a Saint-Étienne-du-Rouvray nel 2016, e Nassera, madre di Adel Kermiche, uno dei terroristi dell’attentato, hanno scelto di incontrarsi dopo anni di sofferenza. La loro storia, descritta come “sorelle di dolore”, nasce da un cammino di ricerca e comprensione reciproca.
Da un lato la sofferenza, dall’altro il senso di colpa
Roseline ha ricordato le ultime ore con Jacques, il fratello che ha perso la vita durante l’attentato. “Sono davvero felice di essere qui a tavola con voi”, aveva detto il sacerdote la sera prima dell’evento. La mattina seguente, dopo la messa, è arrivata la notizia dell’assalto e della morte del fratello. “Lo chiamavo, gridavo il suo nome come se potesse tornare da me”, ha raccontato. Nassera, invece, ha parlato del dolore per la morte di Adel e del senso di colpa che ha accompagnato la sua famiglia. Dopo l’attentato, la sua famiglia ha lasciato la casa per settimane a causa dell’assedio mediatico. “Guardavo le notizie ventiquattr’ore su ventiquattr’ore cercando di capire cosa fosse successo a mio figlio e come fosse stato possibile”, ha ricordato.
Due donne che avrebbero avuto tutte le ragioni per rimanere separate dalla rabbia e dal dolore hanno invece scelto di cercarsi.
La ricerca di un incontro è iniziata quasi un anno dopo la tragedia. Roseline, dopo mesi di preghiera e dialogo con Dio, ha chiesto di incontrare Nassera. “Chi può soffrire più di me?” si è chiesta, e la risposta è arrivata da una persona che non aveva mai incontrato: la madre di uno degli attentatori. “Mi sono immaginata il suo dolore, il senso di colpa, gli sguardi di disprezzo che doveva sopportare. Ho pensato che forse soffriva ancora più di me. E mi sono detta: non posso lasciarla sola”, ha ricordato.
La risposta di Nassera è stata una sorpresa. “Signora, è da tempo che l’aspetto”, ha detto. Per Nassera, l’invito fu inaspettato ma rappresentò una svolta. “Non volevo parlare con i giornalisti, non volevo raccontare nulla. Ma quando mi dissero che la sorella di padre Jacques desiderava incontrarmi provai qualcosa di diverso. Sentii che dovevo accettare”, ha spiegato.
La loro storia è un esempio di come il dolore, se trasformato in ricerca e comprensione, può portare a un incontro e a una possibilità di riconciliazione.
Da allora, le due donne hanno iniziato un percorso comune fatto di ascolto reciproco, lacrime e condivisione. Uno dei momenti più significativi è stato la visita di Roseline alla tomba di Adel Kermiche. Lì, ha lasciato un biglietto che Nassera ha voluto conservare e che oggi compare nel libro. “Adel, l’anima di mio fratello Jacques mi conduce fino a te. È una testimonianza del suo perdono. La fede dei credenti è speranza e il perdono è la via della pace”, ha scritto.
Rileggendo quelle parole anni dopo, Roseline si è chiesta come avesse potuto scriverle appena due anni dopo la tragedia. “Mi sono risposta che quelle parole non venivano da me sola. Erano le parole che avevo ascoltato per tutta la vita da mio fratello. Sono parole di perdono”, ha ricordato.
