Scuola come presidio del quartiere: 76 istituti e 27mila bambini contrastano la segregazione

Iniziative di inclusione in 76 scuole coinvolgono 27mila bambini per combattere la segregazione scolastica.

Da tre anni, 76 istituti scolastici e circa 27mila bambini e ragazzi stanno partecipando a iniziative che mirano a contrastare la segregazione scolastica. Il progetto “Vicini di scuola”, promosso da Con i Bambini, ha stanziato 10 milioni di euro per sostenere strategie che trasformino la scuola in un presidio del quartiere, non solo un luogo di apprendimento. Valentina Paniccià, coordinatrice del bando, spiega che l’obiettivo non è spostare gli alunni, ma creare condizioni in cui la scuola sia vista come un’opzione attraente per tutte le famiglie.

Relazioni e inclusione come chiave

Un elemento chiave del progetto è la valorizzazione delle relazioni: tra compagni, tra alunni e insegnanti, tra docenti e famiglie. «Puntare sulla creazione di relazioni può favorire il superamento di alcuni stereotipi e contribuire a costruire legami e rapporti di fiducia», spiega Paniccià. Questo non significa solo gestire situazioni emergenziali, ma integrare figure come mediatori linguistici, educatori e psicologi come parte ordinaria della scuola, non come risposta a problemi specifici.

La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma un presidio sociale dove si costruiscono relazioni e si promuove l’inclusione.

Le famiglie, spesso, non si avvicinano alla scuola per mancanza di interesse, ma per rispetto. «A volte quello che noi scambiamo per disinteresse in realtà è rispetto: solitamente in queste famiglie c’è un grande investimento sulla scuola dei figli», sottolinea Paniccià. Questo implica che la scuola debba offrire un ambiente in cui i bambini si sentano accolti, apprezzati e supportati.

Scuola aperta al territorio

Un altro aspetto chiave è l’apertura della scuola al territorio. «Funzionano quelle esperienze che fanno sì che la scuola diventi un vero e proprio presidio territoriale», spiega Paniccià. Attività sportive, culturali, di sostegno scolastico e di italiano per le famiglie sono solo alcuni esempi di come la scuola possa diventare un luogo di condivisione e di crescita per tutta la comunità. A Siracusa, ad esempio, si promuovono attività per l’orientamento delle famiglie verso i servizi del territorio, mentre a Genova si ha la figura del “facilitatore scolastico”, che supporta le famiglie nell’accesso alle risorse esistenti.

La scuola deve diventare un luogo di benessere e di appartenenza, non solo un luogo di insegnamento.

Queste iniziative non solo migliorano l’integrazione, ma anche la percezione della scuola come luogo di benessere e di appartenenza. «La domanda non è “quanti alunni spostiamo?”», ma “che cosa deve cambiare perché una famiglia scelga la scuola di prossimità perché la considera una buona scuola?”, conclude Paniccià. La risposta sta nella capacità della scuola di offrire risposte concrete, di inclusione e di collaborazione, coinvolgendo tutti gli alunni e non solo quelli con fragilità.