Un sequestro e un ricatto per 9mila euro: il racconto di un egiziano picchiato a Corsico

Un egiziano racconta due giorni di terrore dopo un pestaggio e un sequestro per 9mila euro a Corsico.

Un uomo egiziano viene picchiato e sequestrato per due giorni per un ricatto di 9mila euro a Corsico
Un uomo egiziano viene picchiato e sequestrato per due giorni per un ricatto di 9mila euro a Corsico

Un trentaduenne egiziano, A.A., ha raccontato due giorni di terrore vissuti dopo essere stato picchiato e sequestrato a Corsico per un ricatto di 9mila euro. L’episodio, avvenuto più di quattro mesi fa, ha visto l’uomo sottoposto a pestaggi, minacce e coercizione per ottenere denaro e firmare titoli di credito. La vicenda, iniziata con un incontro casuale a una fermata del metrò, si è trasformata in un incubo che ha coinvolto quattro egiziani e un tunisino, arrestati dopo un’indagine coordinata dai carabinieri.

Un incontro casuale che si trasforma in un sequestro

A.A. ha conosciuto un certo Alì una decina di giorni prima alla fermata Romolo del metrò e gli ha dato appuntamento il 14 marzo 2026 in un bar di Corsico. Lì, l’egiziano ha raccontato di avergli mostrato scherzosamente alcune banconote, esclamando “Guarda quanti soldi ho”. Poco dopo, Alì è uscito dal bar, ha fatto una telefonata e si è allontanato. Dopo dieci minuti, A.A. ha ricevuto una chiamata in cui veniva ordinato di uscire dal locale. “Percepivo un tono di voce diverso e mi rifiutavo”, ha raccontato. Poco dopo, l’uomo è stato bloccato da Alì e da altri quattro uomini, che lo hanno pestato e spinto in un’auto. La situazione si è rapidamente aggravata, portando a un sequestro e a minacce di morte.

Due giorni di terrore e un ricatto di 9mila euro

Dopo essere stato trascinato in un magazzino e chiuso in una stanza piccola, A.A. è stato insultato e minacciato: “Se non ci dai 10mila euro, ti portiamo su una montagna, ti leghiamo e ti lasciamo morire lì”. L’uomo è stato derubato dei 400 euro che aveva in tasca, denudato e filmato con un cellulare. Un cugino ha provato a aiutarlo pagando 999 euro, ma i rapitori non si sono accontentati. L’egiziano è stato costretto a firmare cinque cambiali per altri 8mila euro. “Salda tutto o pubblichiamo i video”, ha detto un aggressore. La coercizione ha avuto un impatto devastante sulla vittima.

Dopo essere stato liberato, A.A. ha denunciato l’episodio ai carabinieri, che hanno ricostruito i fatti grazie a telecamere, sistemi di tracciamento e traffico telefonico. I militari hanno risalito ai cinque componenti del gruppo e al luogo del sequestro, una pizzeria a Adro intestata a uno dei rapitori. L’indagine ha portato all’arresto dei cinque uomini, tra cui quattro egiziani e un tunisino. Il giudice ha espresso un giudizio severo: “Gli aggressori hanno dimostrato una ferocia inaudita e prolungata”. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata ai cinque arrestati.

La vicenda di A.A. rappresenta un caso estremo di sequestro e ricatto, con conseguenze gravi per la vittima. L’episodio ha suscitato preoccupazione per la sicurezza in aree di frontiera e ha messo in luce la necessità di controlli più rigorosi. La rete investigativa ha dimostrato l’efficacia delle tecnologie e della collaborazione tra forze dell’ordine. L’uomo, però, continua a vivere con il ricordo di quei due giorni di terrore, un’esperienza che ha lasciato un segno profondo nella sua vita.