Sigfrido Ranucci annuncia l’addio a Report dopo vent’anni: «Rifarei tutto, non mi sono mai piegato»
Sigfrido Ranucci conclude la sua esperienza a Report dopo vent’anni, annuncia l’addio e rivendica i propri principi.
Sigfrido Ranucci ha annunciato l’addio a Report dopo vent’anni di lavoro, con un messaggio che unisce orgoglio, dolore e gratitudine. Il giornalista, noto per la sua determinazione e la difesa dei principi, ha espresso la sua decisione con parole sincere e forti, sottolineando che non si è mai piegato. L’annuncio, pubblicato su una fonte di informazione, ha suscitato un forte interesse tra i telespettatori e i colleghi del settore. Ranucci ha ripercorso quasi 500 puntate del programma d’inchiesta, ricordando i momenti più significativi della sua carriera e il rapporto speciale con il pubblico. L’addio non cancella il legame costruito nel tempo, ma chiude un capitolo lungo vent’anni, fatto di inchieste, battaglie e impegno per l’informazione.
Un bilancio di orgoglio e dolore
Ranucci ha condiviso un bilancio personale, che non solo racchiude i ricordi del suo lavoro, ma anche il peso di una conclusione immaginata eppure inaspettata. «Finisce una storia durata vent’anni. Raccolgo i ricordi che mi hanno accompagnato in circa 500 puntate di Report», ha scritto, lasciando emergere il senso di un percorso professionale e umano segnato da determinazione e dedizione. Il giornalista ha chiarito la sua posizione rispetto al percorso compiuto, senza entrare nel dettaglio delle circostanze, ma sottolineando la sua scelta di non piegare la schiena davanti a nessuno. «Tuttavia non rimpiango nulla di quello che ho fatto. Rifarei tutto, perché ho scelto di difendere dei principi, ho scelto di non piegare la schiena davanti a nessuno, neppure davanti alle mie paure o incertezze», ha affermato, confermando la sua indipendenza professionale.
Un legame con il pubblico e un futuro aperto
Il messaggio di Ranucci ha trovato spazio anche per un ricordo particolarmente intenso: quello di Agnès Lassalle, l’insegnante di spagnolo uccisa nel 2023 a Saint-Jean-de-Luz, in Francia. Durante i suoi funerali, il compagno Stéphane Voirin le ha reso omaggio danzando da solo davanti alla bara sulle note di “L-O-V-E” di Nat King Cole, la canzone della loro storia d’amore. Un gesto che ha coinvolto progressivamente i presenti, trasformando il dolore individuale in un momento di condivisione collettiva. È proprio da quell’immagine che il giornalista sembra trarre una chiave per affrontare la fine di questa fase della sua vita professionale: la possibilità di trasformare la sofferenza in una nuova forma di forza. «Trasformare il dolore in resilienza: è quello che farò, con la promessa di rivederci prima o poi», ha scritto, lasciando aperta la porta a un futuro incontro con il pubblico che lo ha seguito per due decenni.
Ranucci ha anche espresso un rammarico per un congedo che avrebbe voluto diverso, direttamente dallo studio di Report, il luogo diventato negli anni il simbolo del suo lavoro e del rapporto con i telespettatori. «Mi dispiace non aver potuto salutarvi dallo studio di Report», ha confidato, accompagnando la sua riflessione con un riferimento letterario che richiama il valore dei legami e dei sentimenti: «Separarsi, a volte, è un dolore così dolce. Ma non si vede bene che con il cuore». Il messaggio si conclude con un ringraziamento rivolto a chi lo ha accompagnato lungo questo percorso, riconoscendo la passione e la dedizione di un pubblico che continua a manifestargli vicinanza. «Non posso che ringraziarvi per la passione e la dedizione con cui mi avete seguito in questi anni e che, nonostante tutto, ancora oggi mi donate», ha scritto, consegnando il senso di un congedo attraversato da amarezza e gratitudine, ma anche dalla volontà di guardare avanti, senza rinnegare le scelte compiute.
