Lo slogan del fico mandorlato di San Michele Salentino: tra marketing e polemica

Polemica sullo slogan del festival del fico mandorlato di San Michele Salentino, tra marketing e sensibilità.

Magliette con slogan "Io amo la fica mandorlata di San Michele Salentino" in un festival di San Michele Salentino, con dibattito politico
Magliette con slogan "Io amo la fica mandorlata di San Michele Salentino" in un festival di San Michele Salentino, con dibattito politico

La polemica sullo slogan del festival del fico mandorlato di San Michele Salentino ha acceso un dibattito politico e sociale, con l’assessora alle Pari opportunità Angela Martucci che ha sollevato il caso in consiglio comunale. L’evento, tradizionale e radicato nel territorio, ha visto la sua promozione attraverso magliette con il claim “Io amo la fica mandorlata di San Michele Salentino”, che ha suscitato reazioni contrastanti. L’assessora ha chiesto la rimozione dei gadget dall’Info Point di piazza Marconi, considerandoli un elemento di “maturità istituzionale e sociale”. La polemica ha spaccato l’opinione pubblica e le forze politiche, con la discussione approdata direttamente in consiglio comunale.

Un linguaggio dialettale in contesto

Il termine “fica” è utilizzato in senso dialettale e non sessista, riferendosi al frutto dell’albero del fico. L’organizzatore del festival, Pierangelo Argentieri, ha sottolineato che l’espressione è radicata nella tradizione locale e non ha alcun legame con l’offensiva. Anche in altre parti della Puglia, come Diso, si tengono feste popolari con nomi simili senza problemi. L’uso del termine, quindi, è visto come una forma di cultura e identità, non come un’offesa.

Il consigliere Tonino Chirico ha sottolineato l’incongruenza temporale della polemica, ricordando che il slogan fu accettato in passato anche a livello regionale. «Quando anni fa nacque questo dibattito mi dissi contrario perché secondo me era più giusto dire fico mandorlato, ma poi lo slogan provocatorio fu accettato anche sul piano regionale mentre oggi l’assessora Martucci pare cadere dalle nuvole dopo anni di sdoganamento del termine dialettale “fica”, che ritengo accettabile se posto nei giusti limiti del rispetto e senza allusione alcuna», ha affermato.

Le posizioni politiche e le reazioni

La presidente del Consiglio, Marianna Matarrese, ha difeso la maglietta, considerandola un simbolo del festival e un’icona del territorio. Ha affermato di indossarla personalmente senza alcun problema. Al contrario, l’assessora Martucci ha espresso preoccupazione per l’uso del linguaggio, sottolineando come il claim possa influenzare le nuove generazioni. «Vent’anni fa quel claim poteva sembrare una trovata di marketing goliardica. Oggi, nel 2026, non lo è più», ha affermato Martucci, ammonendo che il linguaggio contribuisce a costruire la cultura nella quale crescono le nuove generazioni.

Francesco Zecchino, responsabile dell’associazione “Welcome to San Michele”, ha respinto le accuse, sottolineando che la maglietta è un elemento di propaganda per un evento noto e non ha alcun legame con l’oltraggio. «La t-shirt, per quanto mi riguarda, non nasce con uno spirito sessista ma di semplice propaganda rispetto a un evento arcinoto e non c’è alcuna possibilità di revisione», ha detto. Ha anche sollevato dubbi sulle tempistiche dell’indignazione, ricordando che la maglietta è venduta a un prezzo modesto e i ricavati vengono devoluti in beneficenza. La polemica ha diviso le forze politiche, con la maggioranza che si è divisa. Mentre il sindaco Giovanni Allegrini ha preferito rimanere in silenzio, l’opposizione ha espresso distinguo. La discussione, iniziata in consiglio comunale, ha coinvolto diverse figure pubbliche, con un dibattito che ha messo in luce le differenze di visione tra chi vede il termine come un elemento culturale e chi lo interpreta come un’offesa.

La maglietta non è un simbolo di oltraggio, ma di identità locale.

La polemica ha messo in luce le differenze di sensibilità tra le diverse figure politiche.