La strage di Castel D’Azzano: «Ha fatto tutto mia sorella»

Tre carabinieri uccisi in un incendio, la sorella dei fratelli Ramponi accusata di aver dato il via all’attentato.

Tre carabinieri uccisi in un incendio, la sorella dei fratelli Ramponi accusata di aver dato il via all’attentato
Tre carabinieri uccisi in un incendio, la sorella dei fratelli Ramponi accusata di aver dato il via all’attentato

La strage di Castel D’Azzano, che ha visto la morte di tre carabinieri e il ferimento di una ventina di uomini delle forze dell’ordine, è al centro di un’inchiesta che ha portato in carcere i fratelli Ramponi, Franco, Dino e Maria Luisa detta Luisella. Secondo quanto emerso dalle carte giudiziarie, la sorella dei tre, Luisella, sarebbe stata l’ultima a dare il via all’attentato che ha distrutto la casa di campagna in cui vivevano. «Ha fatto tutto mia sorella», ha detto Franco, uno dei fratelli, durante un interrogatorio. L’episodio, avvenuto nel 2024, ha scatenato un’ondata di emozioni e dibattiti su motivazioni, contesto e responsabilità.

La motivazione dietro l’attentato

I fratelli Ramponi avevano subito un sequestro giudiziario per non aver pagato un mutuo ipotecario da 160 mila euro. Non riuscivano a saldare le rate e avevano subito pignoramenti e sgomberi. «Io non ce l’avevo con i carabinieri ma con il custode giudiziario, a lui avrei dato tante botte», ha detto Franco durante un interrogatorio. La sorella, Luisella, avrebbe però deciso di prendere una strada drastica. «Vi ammazzo tutti», ha urlato lei prima di innescare la fiamma e far esplodere il casolare riempito di gas.

La sorella dei fratelli Ramponi ha dato il via all’attentato, secondo quanto emerso dalle indagini.

Un isolamento che ha alimentato la tensione

I fratelli Ramponi vivevano in un isolamento totale, senza contatti con il resto del mondo. «Non ho mai visto la sorella mentre i due fratelli mi è capitato di scorgerli nelle campagne nelle ore notturne… Che io sappia non avevano rapporti con nessuno, non credo avessero amici», ha raccontato un testimone che abita a 50 metri dai Ramponi. «Zia Armida (madre dei fratelli, ndr) non li lasciava mai liberi, non potevano giocare, dovevano aiutare i genitori». Andavano a fare la spesa «in bicicletta, passando per strade di campagna per non farsi vedere in paese», ha ricordato un loro cugino, Guglielmo.

La procura di Verona ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio e lesioni gravi. La pm Elvira Vitulli, nell’atto di chiusura delle indagini, ha scritto che «Franco e Dino si sono dati alla fuga nei campi dopo aver preparato l’attentato». La famiglia del luogotenente Piffari, uno dei carabinieri morti, ha raccontato che il militare aveva confidato a un’amica le sue paure: «Questi sono pronti ad attenderci, sono preparati, è come se avessi un campanello d’allarme che suona dentro di me».

La strage di Castel D’Azzano ha scosso la comunità e ha acceso dibattiti su motivazioni e contesto.

La strage di Castel D’Azzano ha lasciato un segno profondo, non solo per le vittime e i feriti, ma anche per la comunità locale. L’isolamento dei fratelli Ramponi, unito a pressioni economiche e un contesto di tensioni, ha portato a un episodio drammatico che ha scosso l’intero paese. La procura indaga per omicidio e lesioni gravi, mentre i familiari dei carabinieri cercano giustizia e risposte. La strage rimane un episodio che ha lasciato un segno indelebile, non solo per chi ha perso la vita, ma anche per chi ha visto l’orrore di un attentato che ha scosso la comunità.

La verità, però, resta ancora da chiarire. I fratelli Ramponi, accusati di aver dato il via all’attentato, sono in carcere e attendono il processo. La famiglia dei carabinieri, assistita dagli avvocati, cerca risposte e giustizia. L’episodio di Castel D’Azzano rimane un caso complesso, che ha scosso l’opinione pubblica e ha acceso dibattiti su motivazioni, contesto e responsabilità.