Strage di Erba: ultima possibilità per Olindo Romano e Rosa Bazzi in Cassazione
Cassazione valuta ricorso per revisione sentenza strage di Erba. Olindo Romano e Rosa Bazzi chiedono annullamento condanna a vita.

La Corte di Cassazione si appresta a decidere se annullare la condanna a vita inflitta a Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006. La sentenza, già confermata in sede d’appello, potrebbe diventare definitiva domani, quando i magistrati esamineranno il ricorso presentato dai legali dei due imputati. L’udienza, che si terrà in Cassazione, rappresenta l’ultima possibilità per i due di evitare il carcere a vita, dopo quasi vent’anni di processo e di dibattito legale. La difesa ha sollevato dubbi su prove non esaminate e ha sottolineato lacune nell’indagine che potrebbero scagionare i due.
Le prove e le contestazioni
La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi ha messo in discussione l’affidabilità della testimonianza di Mario Frigerio, il ferito sopravvissuto all’incendio. La sua descrizione dei fatti, pur ritenuta attendibile dai giudici bresciani, è stata contestata per la possibile contaminazione da fumo. Inoltre, le confessioni dei due imputati, ritrattate in seguito, sono state indicate come “ispirate” da carabinieri e inquirenti, in relazione a una presunta debolezza mentale. La difesa ha sollevato il dubbio su prove non esaminate, come tracce di sangue e elementi di indumenti, che potrebbero scagionare i due. La Corte di Cassazione dovrà valutare se vi sia stata una mancata verifica di nuove evidenze raccolte.
La cronologia dei fatti
La notte del 11 dicembre 2006, un incendio si sviluppò in un appartamento di via Diaz a Erba. I vigili del fuoco, intervenuti con prontezza, domarono le fiamme e trovarono una scena drammatica: quattro cadaveri e un ferito grave. Tra le vittime c’erano Raffaella Castagna, 30 anni; suo figlio Youssef Marzouk, di appena due anni e tre mesi; Paola Galli, 57 anni, madre di Raffaella; e Valeria Cherubini, 55 anni, vicina di casa. Il ferito, Mario Frigerio, 65 anni e marito di Valeria, fu sgozzato ma sopravvisse grazie a una malformazione congenita. La sua testimonianza, espressa con rabbia e amarezza, fu cruciale per ricostruire i fatti, ma fu messa in discussione per la contaminazione da fumo.
Le indagini inizialmente si concentrarono su Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna, ma questa pista fu abbandonata quando si scoprì che si trovava in Tunisia. La svolta avvenne il 8 gennaio 2007, quando Olindo Romano e Rosa Bazzi furono arrestati. La coppia tentò di dimostrare un alibi, ma emerse un disallineamento temporale di due ore rispetto all’orario dei delitti. Gli inquirenti raccolsero ulteriori elementi, tra cui l’accensione sospetta della lavatrice e tracce incongruenti sui loro indumenti. Solo due giorni dopo il fermo, i due confessarono i delitti, ma poi ritrattarono le confessioni, pur rimanendo in carcere.
Il processo iniziò il 29 gennaio 2008. L’accusa ricostruì una dinamica violenta e metodica: Olindo Romano e Rosa Bazzi sarebbero entrati nell’appartamento e avrebbero iniziato l’attacco con Raffaella Castagna, per poi passare a Paola Galli e infine al piccolo Youssef, ucciso nel suo lettino. I due avrebbero dato fuoco all’abitazione per eliminare ogni traccia. Un grido attirò l’attenzione dei vicini, portando Valeria Cherubini e il marito Mario Frigerio a verificare la situazione. In quell’occasione, Rosa avrebbe ucciso Valeria, mentre Olindo avrebbe aggredito Mario, il quale, dopo una lunga convalescenza, riuscì a riconoscere l’aggressore. La sentenza fu emessa il 26 novembre 2008, condannando entrambi all’ergastolo, decisione confermata in sede d’appello e in Cassazione.
Nonostante la condanna definitiva, Olindo Romano e Rosa Bazzi hanno sempre dichiarato la loro innocenza. I loro legali hanno contestato la validità del processo, sottolineando numerose imprecisioni e lacune investigative. La difesa ha evidenziato l’assenza di tracce inequivocabili degli aggressori sul luogo del delitto, complicata dall’intervento dei vigili del fuoco che allagarono la scena. Inoltre, la testimonianza di Mario Frigerio, inizialmente ritenuta poco affidabile, è stata successivamente rafforzata, mentre le confessioni, ritrattate, sono state indicate come “ispirate” da carabinieri e inquirenti. La Corte di Cassazione dovrà valutare se vi sia stata una mancata verifica delle nuove prove che potrebbero scagionare i due imputati.
