Saman – La verità nascosta: una docu-serie su un caso che ha scosso l’Italia
HBO Max presenta una docu-serie su Saman Abbas, una ragazza pachistana uccisa a Novellara nel 2021. La serie esplora il caso e le implicazioni sociali.

La docu-serie Saman – La verità nascosta, disponibile da oggi su HBO Max, ricostruisce il drammatico caso di Saman Abbas, una ragazza pachistana di 18 anni uccisa a Novellara nel 2021. Il caso, che ha scosso l’Italia e ha suscitato un forte dibattito sociale, è diventato la base di una produzione originale in tre episodi, che va oltre la semplice ricostruzione giudiziaria per esplorare le dinamiche familiari e le implicazioni del sistema di protezione. La serie, prodotta da Aurora TV per HBO Max, si concentra non solo sull’omicidio, ma anche sulla vita e le scelte di Saman, una ragazza che cercava di costruirsi una vita diversa da quella che le veniva imposta.
Un caso che ha scosso l’Italia
Saman Abbas scomparve nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021, dopo un lungo periodo di conflitti con i familiari legati soprattutto alla sua opposizione a un matrimonio organizzato con un cugino in Pakistan. La ragazza aveva già manifestato la volontà di costruirsi una vita diversa e, nel novembre 2020, era stata inserita in una comunità protetta dopo aver chiesto aiuto alle autorità. Tuttavia, nella primavera successiva tornò nell’abitazione di famiglia, dove si trovavano ancora aperte questioni come i suoi documenti. Pochi giorni dopo, scomparve. Le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza dell’azienda agricola presso la quale lavorava il padre divennero un elemento chiave dell’indagine, mostrando gli ultimi spostamenti conosciuti della ragazza e di alcuni familiari nelle ore precedenti alla morte.
Un’indagine che ha attraversato anni
La scomparsa diede origine a un’indagine che si trasformò in un caso di omicidio. I genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, lasciarono l’Italia per il Pakistan proprio il 1° maggio 2021, mentre altri parenti vennero rintracciati successivamente in Francia e Spagna. Per mesi, mancò l’elemento fondamentale: il corpo della ragazza. La svolta arrivò nel novembre 2022, quando le indicazioni dello zio Danish Hasnain condussero gli investigatori verso un casolare abbandonato a poche centinaia di metri dall’abitazione della famiglia. All’interno vennero trovati dei resti umani, successivamente identificati come quelli di Saman grazie a una particolare anomalia dentaria confrontata con fotografie e video della giovane.
Gli esami medico-legali stabilirono che la morte era compatibile con un’asfissia meccanica provocata da strangolamento o strozzamento. Tra gli elementi rilevati, la frattura dell’osso ioide e segni emorragici compatibili con una compressione del collo avvenuta quando la ragazza era ancora in vita. Fondamentale fu anche il ruolo del fratello minore di Saman, Ali Haider, testimone chiave del processo. Le sue dichiarazioni furono al centro del processo e sottoposte a valutazioni differenti nei diversi gradi di giudizio. Proprio Haider è oggi una delle presenze centrali della docu-serie, nella quale torna a parlare della sorella e di quanto accadde all’interno della famiglia.
Le condanne definitive
Sul piano giudiziario, il caso ha attraversato una vicenda complessa. Nel dicembre 2023, la Corte d’Assise di Reggio Emilia condannò all’ergastolo i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen e a 14 anni lo zio Danish Hasnain, mentre i due cugini Ikram Ijaz e Noman Ul Haq vennero assolti. Il quadro cambiò radicalmente in appello. Il 18 aprile 2025, la Corte d’Assise d’Appello di Bologna condannò all’ergastolo anche i due cugini e aumentò da 14 a 22 anni la pena inflitta allo zio, riconoscendo inoltre le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. Il 15 luglio 2026, la Cassazione ha infine rigettato i ricorsi degli imputati, rendendo definitive le condanne: ergastolo per i genitori e i due cugini, 22 anni per Danish Hasnain.
La docu-serie Saman – La verità nascosta si basa su questi fatti, ma cerca anche di andare oltre, ricostruendo la persona dietro un nome diventato tragico. La serie utilizza materiali personali, immagini, chat e registrazioni audio della stessa Saman, con l’obiettivo di restituire spazio alla ragazza prima ancora che alla vittima diventata protagonista delle cronache. Al centro emerge quindi il percorso di un’adolescente che cercava una propria autonomia e che sui social aveva scelto significativamente di presentarsi come “Italian Girl”. La serie si interroga anche su un interrogativo più ampio: Saman poteva essere salvata? La ragazza aveva chiesto aiuto, era entrata in una comunità protetta ed era già nota ai servizi sociali e alle forze dell’ordine
