La strage di Erba non vedrà un nuovo processo
I giudici hanno respinto la richiesta di revisione del processo per la strage di Erba, confermando la condanna di Romano e Bazzi.

La strage di Erba, il nome con cui è comunemente noto l’omicidio di quattro persone avvenuto a Erba, in provincia di Como, l’11 dicembre del 2006, non vedrà un nuovo processo. I giudici della Corte d’Appello di Brescia hanno respinto le richieste di revisione del processo avanzate dagli avvocati di Olindo Romano e Rosa Bazzi, confermando la condanna all’ergastolo per i due coniugi. La decisione, annunciata oggi, chiude un’ipotesi di riconsiderazione che aveva visto due richieste presentate nell’ultimo anno, una da parte della difesa e l’altra da un sostituto procuratore.
Le vittime e i dettagli dell’omicidio
Le vittime della strage di Erba furono Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef, due anni, sua madre Paola Galli, 57 anni, e una vicina di casa di Castagna, Valeria Cherubini, 55 anni. Tutte le persone furono uccise con coltelli e armi contundenti. Il marito di Cherubini, Mario Frigerio, 66 anni, fu colpito alla gola da una coltellata, ma riuscì a salvarsi. Gli investigatori, dopo aver indagato sul marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef, Azouz Marzouk, che in realtà al momento degli omicidi si trovava in Tunisia, concentrarono le loro attenzioni su Olindo Romano e Rosa Bazzi, vicini di casa di Castagna e Marzouk.
Le confessioni e le prove iniziali
Furono fermati l’8 gennaio del 2007 e confessarono il delitto pochi giorni dopo, il 10 gennaio. Durante gli interrogatori, Romano e Bazzi parlarono ai magistrati di dettagli che solo chi aveva commesso gli omicidi poteva conoscere: ad esempio, dissero che Valeria Cherubini si era trascinata fino al pianerottolo del secondo piano, dove c’era il suo appartamento, oppure che i cuscini trovati accanto ai corpi di Raffaella Castagna e della madre Paola Galli erano stati usati per soffocare le urla. Nei mesi successivi, sia Romano che Bazzi ritrattarono e si dichiararono innocenti. I carabinieri trovarono molte prove contro di loro, tra cui una traccia di DNA sull’auto Seat Arosa di Romano e Bazzi e il sangue di Valeria Cherubini, la moglie di Frigerio, trovato sul battitacco dell’auto.
La testimonianza di Mario Frigerio fu fondamentale: indicò Olindo Romano come autore dell’aggressione, dopo aver descritto in un primo momento un’altra persona. Romano e Bazzi furono condannati all’ergastolo in primo grado, la sentenza fu confermata dalla Corte d’Appello di Milano e infine dalla Cassazione. Durante i processi, i coniugi hanno sempre sostenuto la loro innocenza. Anche Marzouk ha cambiato idea e da anni si dice convinto della loro innocenza.
La revisione del processo e le richieste
La revisione del processo è una possibilità prevista dal codice di procedura penale italiano, che permette di correggere un errore giudiziario che ha portato a una condanna definitiva. Di fatto, è un nuovo processo che si apre solo in presenza di argomenti e prove molto forti, per sovvertire la decisione di colpevolezza. Gli argomenti devono essere valutati con criteri molto rigidi da una Corte d’Appello, che decide l’ammissibilità prima di avviare un nuovo processo, che può comunque concludersi con una conferma della condanna.
Nell’ultimo anno erano state presentate due richieste di revisione del processo: la prima dagli avvocati di Romano e Bazzi (Fabio Schembri, Nico D’Ascola, Luisa Bordeaux e Patrizia Morello), la seconda dal sostituto procuratore di Milano Cuno Tarfusser. Entrambe si basavano su presunti errori commessi durante le indagini e su possibili nuove prove emerse grazie a consulenti di parte interpellati negli ultimi anni. Secondo la difesa, gli errori più gravi furono commessi durante la testimonianza di Mario Frigerio, nella gestione della confessione dei coniugi e nel ritrovamento della macchia di sangue sull’auto di Romano.
Durante la prima udienza alla Corte di Appello di Brescia, il procuratore generale Guido Rispoli aveva detto che l’ipotesi di altri colpevoli è sempre stata «inverosimile» e che è «impossibile ribaltare le prove» già valutate. I giudici hanno stabilito che le prove portate dalla difesa fossero già state valutate nei tre gradi di giudizio. La revisione del processo può essere chiesta «se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che dimostrano che il condannato deve essere prosciolto».
