Vacanze e caro-vita: la metà degli italiani non va in vacanza, +18% in 4 anni

La metà degli italiani non va in vacanza, un aumento del 18% negli ultimi quattro anni a causa del caro-vita.

Famiglie italiane non partono per vacanza a causa del caro-vita, dati Federalberghi
Famiglie italiane non partono per vacanza a causa del caro-vita, dati Federalberghi

Nel 2026, la metà degli italiani non ha potuto partire in vacanza, un dato che segna un aumento del 18% rispetto a quattro anni fa. L’incremento, registrato da Federalberghi, si colloca in un contesto di rincari generalizzati, aumento del carburante, bollette in crescita, stipendi fermi e inflazione, che incidono pesantemente sulle scelte delle famiglie. I dati, rilevati da un’indagine annuale dell’associazione degli albergatori, confermano una tendenza in crescita: il 48,5% degli italiani non ha potuto permettersi una vacanza, un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2024.

La principale motivazione per cui le famiglie non partono è economica. Secondo Federalberghi, il 52,8% dei non partenti ha dichiarato che i problemi economici sono la causa principale del loro scelta. Questo dato è in aumento rispetto al 48,8% dell’estate del 2023, salito al 54,3% l’anno successivo e al 54,8% l’estate scorsa. L’incremento del 18% in quattro anni rappresenta un segnale preoccupante per il settore turistico, che pur registrando un giro d’affari stimato a 43 miliardi di euro, si confronta con un pesante rovescio della medaglia.

La situazione in Europa e in Italia

La crisi economica non riguarda solo l’Italia, ma colpisce anche altri Paesi dell’Unione europea. L’anno scorso, il 27,5% dei cittadini dell’UE non è stato in grado di sostenere la spesa per una settima di ferie. Tuttavia, in Italia, il dato è significativamente più alto: il 35,7% degli italiani ha dichiarato di non potersi permettere una vacanza, un peggioramento di 4,3 punti percentuali rispetto al 2024. Questo dato mette in luce una situazione di difficoltà ben al di sopra della media europea.

Il costo del soggiorno in albergo, ad esempio, è aumentato del 68,8% rispetto a un decennio fa, un incremento che pesa non solo sulle famiglie, ma anche sul settore turistico. L’associazione Federalberghi, che ogni anno monitora le scelte vacanziere degli italiani, ha sottolineato che “si resta a casa principalmente per mancanza di liquidità”, un dato che conferma l’impatto del caro-vita sulle capacità economiche delle famiglie.

Le prospettive e le speranze

Nonostante la situazione non sia rosea, il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ha espresso una speranza: “La speranza è che la situazione economica torni ad uno standard che renda il viaggio accessibile davvero a tutti”. Questa dichiarazione, sebbene ottimistica, si colloca in un contesto di difficoltà crescenti. L’Italia, pur mantenendo un turismo in salute, deve affrontare una sfida non solo economica, ma anche sociale, con un numero crescente di famiglie costrette a rinunciare alle vacanze. Il caro-vita, insieme a rincari generalizzati e stipendi fermi, ha reso sempre più difficile per le famiglie italiane pianificare una vacanza. Anche se il settore turistico si mostra in salute, con un giro d’affari stimato a 43 miliardi di euro, il numero di chi non può permetterselo cresce. Questo fenomeno, pur non rappresentando una crisi totale, segnala una tendenza preoccupante che richiede attenzione e interventi mirati per migliorare la situazione economica delle famiglie.