Vannacci condivide video AI dove ordina morte di Schlein e Conte da imperatore romano
Roberto Vannacci condivide video generato da intelligenza artificiale che lo ritrae come imperatore romano ordinando l’esecuzione di politici avversari. Reazioni critiche dall’opposizione.

Roberto Vannacci, eurodeputato e generale di Futuro Nazionale, ha condiviso sui social media un video realizzato con intelligenza artificiale nel quale compare vestito da imperatore romano che ordina l’esecuzione di due esponenti politici di spicco: Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il filmato, prodotto tramite AI, ricrea uno scenario dell’antica Roma ambientato nel Colosseo, suscitando reazioni critiche immedidate dalle forze di opposizione e alimentando un dibattito acceso sulla responsabilità della comunicazione politica digitale.
Secondo quanto riferisce Agenzia Dire, nel video Vannacci è rappresentato nella veste di un condottiero e giustiziere dell’epoca imperiale romana. I due politici avversari, Schlein e Conte, vengono ritratti come nemici dello Stato e condannati a morte nello scenario ricostruito artificialmente. Il contenuto è stato descritto come di natura “trash” da diverse fonti, con i personaggi ricreati dall’AI in modo talvolta impreciso e malmesso. La scelta stilistica, apparentemente intesa come provocazione o satira, ha però sollevato obiezioni significative circa il messaggio sotteso alla condivisione.
Le accuse di incitamento alla violenza
Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle, ha reagito prontamente al contenuto, sottolineando come il video rappresenti un messaggio che incita alla violenza. Conte ha stigmatizzato il gesto definendolo inaccettabile nel contesto della competizione politica democratica. Il capo pentastellato ha dichiarato che tali contenuti non generano intimidazione, affermando che “non ci fate paura”, ma ha comunque evidenziato la gravità della scelta di diffondere materiale che raffigura l’uccisione di avversari politici, anche se realizzato attraverso strumenti digitali.
La posizione di Conte non è isolata: l’episodio ha catalizzato critiche da parte di diversi esponenti dell’opposizione, i quali hanno ritenuto opportuno stigmatizzare sia il contenuto che il mezzo scelto per diffonderlo. La questione sollevata va oltre la semplice risonanza polemica: toccherà il tema della responsabilità personale dei pubblici amministratori e dei rappresentanti politici nel momento in cui utilizzano piattaforme digitali a larga diffusione per veicolare messaggi.

Il ruolo emergente dell’intelligenza artificiale nella comunicazione politica
L’accaduto testimonia come l’intelligenza artificiale stia diventando uno strumento sempre più presente e facilmente accessibile per la produzione di contenuti audiovisivi nel dibattito politico. La facilità con cui è possibile generare video che modificano la realtà attraverso l’IA pone questioni nuove sulla verificabilità dell’informazione e sulla responsabilità di chi condivide tali materiali. Negli ultimi mesi, l’utilizzo di deepfake e contenuti generati artificialmente ha attirato l’attenzione di governi e istituzioni europee, che stanno elaborando normative specifiche per regolamentare la produzione e la diffusione di tali materiali.
Nel caso specifico di Vannacci, la scelta di ricorrere a questo strumento ha messo in evidenza come la tecnologia possa essere impiegata per fini che rasentano il ridicolo, ma che sollevano al contempo interrogativi etici e politici più seri. Il video, descritto come “tamarro” e volutamente trasgressivo, sembra inteso come provocazione nei confronti degli avversari politici, ma ha innescato una discussione più ampia sulla linea tra satira, comunicazione politica e incitamento implicito alla violenza.
Vannacci, attraverso il rilancio del filmato, ha mantenuto la posizione caratteristica della sua azione comunicativa: provocatoria, volutamente sopra le righe e consapevolmente divisiva. La reazione dei suoi critici, tuttavia, suggerisce che il confine tra satira e responsabilità politica rimane un tema centrale nel dibattito contemporaneo, soprattutto quando si tratta di diffondere immagini di esponenti politici condannati a morte, indipendentemente dal mezzo utilizzato per generarle.
