Francesco Guccini e Sanremo: una distanza scelta con ironia

Francesco Guccini rifiutò Sanremo nel 1985: una risposta ironica e coerente con il suo stile.

Francesco Guccini rifiuta Sanremo nel 1985, con una risposta ironica e coerente con il suo stile artistico
Francesco Guccini rifiuta Sanremo nel 1985, con una risposta ironica e coerente con il suo stile artistico

Una risposta ironica e coerente

Era il 7 febbraio 1985 quando Enzo Biagi, durante il programma Linea diretta su Rai Uno, pose una domanda che allora aveva un’importanza particolare: «Ma è utile il Festival di Sanremo?». La domanda, rivolta a una selezione di artisti che rappresentavano anime diverse della musica italiana, fu l’occasione per un dibattito che oggi appare ancora attuale. Tra i partecipanti, Francesco Guccini, allora 44 anni, rispose con una battuta che è diventata un simbolo del suo stile: «Io non voglio Sanremo e Sanremo non vuole me».

Un rapporto distante ma non ostile

Guccini, noto per le sue canzoni lunghe, narrative e ricche di riferimenti storici e politici, aveva sempre mantenuto una distanza rispetto al Festival di Sanremo. Non era mai stato un partecipante attivo, e il pubblico che lo seguiva si era formato senza la necessità di partecipare alla gara dell’Ariston. Le sue opere, come «La locomotiva», «Auschwitz», «Dio è morto» e «Canzone per un’amica», avevano già segnato un percorso artistico profondo e diverso da quello del Festival.

Una scelta di stile, non di rifiuto.
La risposta di Guccini a Biagi fu quindi perfettamente coerente con il suo modo di lavorare. «Il genere di canzoni che faccio io non si presta per Sanremo», disse, e chiuse la questione con un’ironia che non nascondeva una distanza scelta. Le immagini del 1985, oggi conservate da Rai Teche, mostrano un artista già affermato che osserva da fuori il più grande rito televisivo della musica italiana. Non c’era guerra dichiarata, ma una distanza rivendicata con ironia. «Direi che è un fatto reciproco», disse Guccini, e quelle parole raccontano bene un artista che non si sentiva mai in conflitto con Sanremo, ma semplicemente non si sentiva a casa.

Un’epoca in cui Sanremo non era l’unica via.
Nel 1985, Guccini aveva già pubblicato album come *Radici*, *Via Paolo Fabbri 43*, *Amerigo* e *Metropolis*. Il suo ambiente naturale era quello dei dischi e dei concerti, dove le sue canzoni si sviluppavano in modo autonomo, senza la pressione del contesto televisivo. La risposta di Guccini a Biagi fu quindi perfettamente coerente con il suo modo di lavorare. La domanda sull’utilità del Festival venne rivolta ad artisti che rappresentavano anime molto diverse della musica italiana. Biagi e quella domanda ai grandi cantautori italiani furono l’occasione per un dibattito che oggi appare ancora attuale. Guccini non cercò di trasformare la risposta in una dichiarazione solenne. Disse semplicemente che le canzoni che scriveva non erano adatte a quel contesto e chiuse la questione con quell’ironico «io non voglio Sanremo e Sanremo non vuole me».

Le sue canzoni erano spesso lunghe, narrative, affollate di personaggi, riferimenti storici, politici e autobiografici. E il pubblico che lo seguiva si era formato senza che lui avesse bisogno di partecipare alla gara dell’Ariston. Anche per questo quelle immagini del 1985 oggi hanno un valore particolare. Mostrano un artista già affermato mentre osserva da fuori il più grande rito televisivo della musica italiana e riconosce, senza particolare risentimento, che quel mondo semplicemente non coincide con il suo.