L’Italia tra record di occupati e salari sempre più bassi: un paradosso che non si risolve

L’Italia registra un record di occupati ma salari inferiori alla media europea, un paradosso che persiste nonostante gli sforzi per migliorare la condizione lavorativa.

La Giornata mondiale del lavoro dignitoso, celebrata il 7 ottobre 2026, ha visto l’Italia confrontarsi con un paradosso: un record di occupati, ma salari sempre più bassi rispetto alla media europea. Secondo i dati dell’Osservatorio di Talents Venture, il tasso di occupazione italiano è il più basso tra i 27 Paesi dell’Unione europea, con il 67,6% degli occupati tra i 20 e i 64 anni, contro il 76,1% della media UE. Nonostante il numero di persone in attività abbia raggiunto un nuovo massimo, il potere d’acquisto dei salari è in calo e la partecipazione femminile al mercato del lavoro rimane bassa.

Occupazione in crescita, ma distanza con l’Europa cresce

Nel primo trimestre del 2026, l’Italia ha registrato 24 milioni e 207mila occupati, al netto degli effetti stagionali. Tuttavia, il tasso di occupazione non è sufficiente a descrivere la situazione reale del mercato del lavoro. Il confronto con i dati europei rivela un divario significativo: il 67,6% degli occupati italiani è inferiore alla media UE, che si attesta al 76,1%. La Germania, ad esempio, ha un tasso di occupazione del 81,1%, mentre la Francia si colloca al 75,4%. Questo dato, sebbene positivo in termini di crescita, non maschera il problema del basso tasso di partecipazione femminile al lavoro.

Il tasso di occupazione femminile in Italia è il più basso dell’Unione europea. Nel 2025, il tasso di occupazione femminile era del 58%, contro il 71% della media europea. Questo divario contribuisce al basso tasso complessivo di occupazione italiano.

Salari inferiori e divario tra laureati e diplomati

Secondo i dati Istat, il salario reale medio italiano è sceso del 2% dal 1990 al 2025, un calo che non si registra in altri Paesi europei. Nel 2022, la retribuzione mediana italiana era di 13,60 PPS l’ora, contro i 14,91 della media UE e i 17,33 della Germania. Anche se i laureati italiani guadagnano il 3,1% in meno rispetto alla media europea, i diplomati italiani restano a un divario più ampio, con un calo del 7,2%. Questo risultato ha un impatto significativo: un laureato italiano guadagna il 25,5% in meno rispetto a un laureato tedesco.

La differenza tra i salari dei laureati e dei diplomati in Italia è maggiore rispetto alla media europea. In Italia, il divario è del 49,7%, mentre in Europa è del 43,4%. Questo indica una situazione di squilibrio persistente. Un dato che conferma come il divario non si colmi solo per la laurea, ma anche per la bassa retribuzione dei diplomati. La differenza tra i salari dei laureati e dei diplomati in Italia è maggiore rispetto alla media europea, dove il divario è del 43,4%. In Italia, invece, il divario è del 49,7%, un dato che indica una situazione di squilibrio persistente.

La Giornata mondiale del lavoro dignitoso richiama l’attenzione su diritti fondamentali, come il reddito equo, la sicurezza e le pari opportunità. L’Italia, pur registrando un record di occupati, deve fare i conti con un divario salariale persistente e con un tasso di occupazione inferiore alla media europea. La strada per un lavoro dignitoso richiede non solo un aumento dei salari, ma anche una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro e una riduzione dei rischi sul lavoro.