Agricoltori in rivolta per caro carburante: proteste in Calabria e allarme per filiera agroalimentare
Agricoltori calabresi in protesta per caro carburante e filiera in crisi, blocchi stradali e video virali.
La Calabria è al centro di una protesta in crescita, che coinvolge agricoltori, pescatori e autotrasportatori, in seguito al caro carburante e alla crisi della filiera agroalimentare. La rivolta, iniziata il 28 settembre, ha visto manifestanti bloccare strade e depositi di carburante, con un video virale che ha attirato l’attenzione nazionale. I motivi della protesta sono legati a un aumento dei costi energetici, concorrenza sleale da prodotti esteri, e un meccanismo di mercato distorto che penalizza i produttori locali. I manifestanti chiedono prezzi equi, maggiore tracciabilità dei prodotti e interventi strutturali per tutelare la filiera.
Protesta per caro carburante e crisi strutturale
La Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) della Calabria ha proclamato lo stato di agitazione permanente del settore, dopo che i costi del gasolio e dei concimi chimici sono saliti a livelli insostenibili. Gli agricoltori denunciano un paradosso: il consumatore paga la frutta e la verdura a caro prezzo, mentre i produttori ricevono cifre insufficienti, spesso insufficienti persino a coprire le spese di carburante necessarie al raccolto. L’ENI ha annunciato uno sconto del 20% per agricoltori e pescatori, ma i manifestanti lo considerano una beffa di fronte all’entità della speculazione.
La protesta ha visto scendere in strada tra i 2.000 e i 3.000 manifestanti, con blocchi stradali e presidi in diverse province calabresi.
La protesta ha visto scendere in strada tra i 2.000 e i 3.000 manifestanti, con blocchi stradali e presidi in diverse province calabresi. A Pizzo, l’assessore regionale all’agricoltura Gianluca Gallo ha ascoltato i manifestanti e ha promesso un confronto diretto con il Ministro dell’Agricoltura. Tuttavia, i manifestanti non si vogliono più accontentare di semplici parole e chiedono interventi concreti. La protesta ha visto anche la partecipazione di alunni e insegnanti, un forte gesto che fa capire quanto il disagio pesi anche sui bambini.
Protesta in espansione e silenzio dei media
La protesta, iniziata a Pizzo, si è velocemente allargata ad altri territori calabresi, come Lamezia Terme, e si preannuncia una manifestazione nazionale il 10 ottobre a Cosenza. La protesta ha anche coinvolto altre regioni, come Puglia, Basilicata, Campania, Toscana e Lazio, con manifestazioni in programma dal 16 al 20 ottobre in Sicilia. Tuttavia, a livello nazionale, i media non hanno dedicato approfondimenti alla questione, a eccezione dell’ANSA, che ha riportato le stime sull’affluenza dei manifestanti e sull’estensione dei blocchi stradali.
La protesta ha visto la partecipazione di alunni e insegnanti, un forte gesto che fa capire quanto il disagio pesi anche sui bambini.
La protesta ha visto la partecipazione di alunni e insegnanti, un forte gesto che fa capire quanto il disagio pesi anche sui bambini. Il 5 ottobre, all’alba, i manifestanti hanno bloccato i depositi di carburante ENI e Meridionale Petrolio a Vibo Marina, dove gli agricoltori e i trasportatori hanno passato la notte dentro sacchi a pelo o nei loro automezzi. Inoltre, una delegazione ha protestato di fronte alla Cittadella regionale di Catanzaro, con toni che si alzano e proteste che potrebbero durare ad oltranza. La protesta sta superando, soprattutto grazie alle notizie che girano sui social, i gruppi di manifestanti che contattano i loro colleghi fuori regione, e l’agitazione si sta allargando agli agricoltori di Puglia, Basilicata, Campania, Toscana, Lazio. Ad oggi i disagi iniziano ad essere abbastanza evidenti, il gasolio è quasi esaurito in gran parte dei distributori calabresi perché le cisterne sono ferme a causa dei diversi blocchi degli snodi principali autostradali.
