Valter Lavitola scriveva a Ranucci: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”

Valter Lavitola, in carcere per attentato, aveva proposto a Ranucci una candidatura politica.

Valter Lavitola, in carcere, scrive a Ranucci di candidatura politica
Valter Lavitola, in carcere, scrive a Ranucci di candidatura politica

Valter Lavitola, imprenditore in carcere per essere accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci dell’ottobre 2025, aveva già espresso interesse per un ruolo politico per il conduttore di Report. Tra poche ore, Lavitola dovrà rispondere agli inquirenti nel primo interrogatorio di garanzia dopo l’arresto. Dalle carte dell’indagine della Procura di Roma emerge che l’imprenditore, già prima dell’azione dinamitarda, aveva pianificato una eventuale discesa in campo del giornalista, un progetto che i giudici considerano il movente dell’esplosione davanti casa di Ranucci.

Proposte politiche e relazioni con Ranucci

Nel corso di messaggi scambiati con Ranucci, Lavitola aveva espresso l’idea di farlo candidare a un ruolo di prestigio, come copresidente del governo, se fosse stato il leader del Partito Popolare. In una frase, aveva scritto: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”. L’idea, però, non era limitata al ruolo di premier. Lavitola sembrava anche interessato a un’eventuale candidatura al Quirinale, sostenendo che Ranucci fosse “uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese”. Le conversazioni tra i due erano spesso cariche di progetti politici. In un messaggio, Lavitola aveva insistito con le battute tese ad adulare il giornalista e a convincerlo a candidarsi alle prossime elezioni politiche. L’imprenditore aveva anche sfruttato gli attacchi della politica alle inchieste di Report per spingere Ranucci a entrare in campo.

Un piano per lanciare Ranucci in politica

Secondo i documenti del procedimento, Lavitola aveva inviato a Ranucci messaggi anonimi che lo mettevano in contatto con figure di spicco del mondo politico, suggerendo che il giornalista potesse prendere il testimone di chi aveva guidato l’inchiesta. In un messaggio, si leggeva: “Merc Ruffo ha incontrato braccio dx della Meloni x Report. Stai facendo di tutto per passargli il testimone. Porca troia Sigfrido”.

Il piano di Lavitola sembrava prendere forma nel 2025, quando ha commissionato un sondaggio sulla popolarità di Ranucci. I magistrati, però, hanno ritenuto che il giornalista fosse vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione della raffinata astuzia di Lavitola e del profondo legame tra i due. L’attentato, per i giudici, sarebbe stato un’iniziativa personale dell’imprenditore, progettata all’oscuro dell’amico conduttore. La relazione tra i due era complessa e carica di progetti politici. L’imprenditore aveva anche sostenuto che Ranucci fosse “se non l’unico uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese”, un’affermazione che ha suscitato dibattito tra i magistrati.

Mercoledì mattina, Lavitola comparirà in una saletta del carcere di Rebibbia davanti al gip nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia. Si tratta del primo snodo cruciale del procedimento dopo l’accelerazione culminata nella misura cautelare. Non è escluso che l’arrestato possa avvalersi della facoltà di non rispondere, come avvenuto a luglio dopo la perquisizione domiciliare, limitandosi a dichiarazioni spontanee. L’ex editore, però, aveva già respinto ogni addebito dicendosi “sconcertato” dell’accusa di avere progettato l’attentato. Per i magistrati, l’attentato sarebbe stato un modo per far emergere Ranucci in politica, con l’obiettivo di portarlo a Palazzo Chigi e assicurarsi un ruolo di primo piano. L’interrogatorio di garanzia rappresenta un momento chiave per chiarire i rapporti tra Lavitola e Ranucci, nonché per comprendere l’estensione del piano politico che l’imprenditore aveva in mente.