Roma, epicentro del cibo d’autore e dell’alta cucina
Roma si conferma epicentro del cibo d’autore con chef di fama internazionale e sinergie tra cibo e arte.

Roma si conferma, nel 2026, la capitale del cibo d’autore e dell’alta cucina, con un’affluenza di chef di fama internazionale che scelgono sempre più spesso la piazza romana come loro base. Dalla piazza del Campo alla via Veneto, passando per i grandi hotel e i luoghi di eccellenza, la città si trasforma in un’arena di talenti che uniscono arte, innovazione e tradizione. I grandi nomi, come Niko Romito e Carlo Cracco, si uniscono a nuovi arrivi e figure consolidate per creare un’immagine di Roma come epicentro del gusto italiano e internazionale.
La scena romana del cibo d’autore
La scena romana del cibo d’autore si arricchisce con l’arrivo di chef di fama mondiale, che scelgono la città come loro nuova casa. Tra i protagonisti più noti, Niko Romito, con il suo Bulgari, ha aperto a Roma un’esperienza che rievoca i suoi studi e la sua passione per la cucina. Al suo fianco, Carlo Cracco, con il suo Viride, si distingue per la sua capacità di unire la tradizione meneghina al gusto romano. L’arrivo di Alain Ducasse, con la sua cornice architettonica firmata da Zaha Hadid, conferma l’interesse per il cibo come esperienza multisensoriale.
Un altro nome di spicco è Salvatore Bianco, ex Romeo Napoli, che ha trovato casa sulla terrazza dell’Eden, con le sue tavole a vista che offrono una vista mozzafiato. Rocco De Santis, ex bistellato al Santa Elisabetta di Firenze, si è trasferito a Roma e opera in hotel come il Flora e su via Veneto, dove anche Nobu Matsuhisa, profeta dell’alta cucina giapponese, ha trovato spazio. La scena romana si arricchisce anche con il duo Imàgo-Idylio, legato dal filo del ricambio tra chef, e Anthony Genovese, con il suo Pagliaccio, un’esperienza unica e innovativa.
La sinergia tra cibo e arte
Un altro aspetto che distingue Roma nel panorama culinario è la sinergia tra cibo e arte. I locali più prestigiosi non si limitano a offrire pasti di qualità, ma si trasformano in spazi culturali dove l’arte si fonde con la cucina. A questo proposito, il Viride di Carlo Cracco si distingue per la sua “Galleria Verticale”, un’esperienza che unisce biblioteca storica e opere d’arte. Anche Heinz Beck, con la sua Pergola, si distingue per la sua capacità di integrare l’arte e la cucina in un’unica esperienza.
La Pergola, ubicata sul tetto del Cavalieri Waldorf, è tristellata da ben 21 anni e rappresenta un esempio di come la cucina possa diventare un’esperienza di alto livello. La sinergia tra cibo e arte si estende anche a luoghi come il già rodato Bartolini, che ha portato la sua “Galleria Verticale” a Roma, con una biblioteca storica annessa. La città, con la sua capacità di attrarre talenti e innovare, si conferma come un’alternativa alla tradizionale capitale del cibo d’autore, Milano.
La Roma del cibo d’autore non si limita ai grandi nomi, ma si estende a luoghi e figure che contribuiscono a creare una scena unica. La pizza d’autore, un settore in crescita, si distingue per l’alta qualità e l’innovazione, con nomi come Francesco Arnesano e Alessandro Ruver che portano la pizza romana a un livello di eccellenza senza precedenti. La città si conferma come un’alternativa di eccellenza nel panorama culinario italiano e internazionale. Con un’attenzione alla sostenibilità e alla qualità, la scena romana del cibo d’autore si distingue per l’esperienza unica che offre ai visitatori. I grandi hotel, con alti investimenti e una passione per le sinergie tra cibo e arte, diventano luoghi di riferimento per chi cerca non solo un pasto, ma un’esperienza completa. La Roma del cibo d’autore si fonda su pilastri come la pizza d’autore, la sinergia tra cibo e arte e l’alta gamma.
