Washington accusa la Cina di costruire una rete globale per evadere le tariffe tramite transshipment
Washington accusa la Cina di costruire una rete globale per evadere le tariffe tramite transshipment, con un impatto stimato di 303 miliardi di dollari all’anno.

Washington ha accusato la Cina di costruire una rete globale per evadere le tariffe attraverso il fenomeno del transshipment, un metodo che permette ai prodotti di passare attraverso diversi paesi prima di raggiungere il mercato statunitense. Secondo un rapporto del governo, questa pratica potrebbe costare al Paese fino a 303 miliardi di dollari all’anno in termini di perdite di entrate fiscali. L’obiettivo del governo è identificare e bloccare queste operazioni, che si svolgono spesso attraverso oltre 40 paesi, inclusi Canada, Messico, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, India, Taiwan, Vietnam e Malesia.
Il transshipment non è illegale, ma può essere abusato
Il transshipment, in sé, non è illegale. È una pratica comune nel commercio internazionale, in cui un prodotto può passare attraverso diversi paesi prima di raggiungere il suo destinatario finale. Tuttavia, il problema emerge quando i produttori intenzionalmente modificano i documenti, le etichette o il processo di produzione per falsificare l’origine del prodotto. Questo permette ai prodotti cinesi di entrare negli Stati Uniti con un’origine dichiarata diversa, evitando così le tariffe elevate. L’amministrazione ha sostenuto che questa pratica è stata sfruttata da aziende cinesi dal 2018, quando sono state introdotte tariffe di massa su beni cinesi.
Washington ha anche sottolineato che alcuni paesi, come Canada, Messico, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud, India, Taiwan, Vietnam e Malesia, potrebbero facilitare l’evasione delle tariffe. Questi paesi non sono accusati di attività illegali, ma sono considerati parte di una rete globale che permette ai prodotti cinesi di raggiungere il mercato statunitense con l’origine occultata. Questo approccio potrebbe influenzare le relazioni commerciali future, poiché Washington sembra voler introdurre regole più severe per la determinazione dell’origine dei prodotti.
Un nuovo strumento: l’intelligenza artificiale
Per combattere questa evasione, l’amministrazione ha annunciato l’introduzione di un nuovo strumento, chiamato “Detective Border”, che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare i dati doganali e identificare discrepanze nei dati di origine, percorso e componenti dei carichi. Questo sistema è stato progettato per affrontare la complessità delle catene di approvvigionamento moderne, dove i controlli manuali non sono più sufficienti. L’obiettivo è rilevare schemi sospetti non solo in singoli carichi, ma in migliaia di transazioni, come un aumento improvviso delle esportazioni da un paese asiatico o un disallineamento tra la capacità produttiva dichiarata e la quantità di beni inviati negli Stati Uniti.
La strategia di Washington mira a rendere più difficile l’evasione delle tariffe, anche se la Cina rimane profondamente radicata nelle catene di approvvigionamento globali. Anche se le importazioni dirette da Cina sono in calo, i componenti cinesi possono entrare negli Stati Uniti indirettamente attraverso fabbriche e hub commerciali in altri paesi. Questo ha reso necessario un controllo più rigoroso, che potrebbe portare a costi di conformità più elevati per le aziende e a maggiore incertezza nel settore.
La rete globale del transshipment rappresenta un nuovo fronte nella guerra economica tra Washington e Pechino.
La questione sollevata dal rapporto del governo non si limita solo alla Cina, ma coinvolge anche paesi che potrebbero facilitare l’evasione delle tariffe. Questo approccio potrebbe influenzare le relazioni commerciali future, poiché Washington sembra voler introdurre regole più severe per la determinazione dell’origine dei prodotti. Per i paesi coinvolti, questa situazione potrebbe diventare politicamente sensibile, poiché la loro posizione nei confronti della Cina potrebbe influenzare l’accesso al mercato statunitense.
