Cina e Iran in un accordo missilistico, Washington si trova in una posizione di tensione

Cina e Iran potrebbero concludere un accordo per fornire missili antiaerei, mettendo in tensione Washington.

Cina e Iran si avvicinano a un accordo per fornire missili antiaerei, con Washington in tensione
Cina e Iran si avvicinano a un accordo per fornire missili antiaerei, con Washington in tensione

La Repubblica Islamica potrebbe ricevere entro poche settimane fino a 400 lanciamissili antiaerei portatili prodotti in Cina, un accordo che potrebbe incidere significativamente sul futuro del conflitto in Medio Oriente. L’annuncio, reso noto da Reuters, si scontra con le dichiarazioni di Donald Trump, il quale aveva affermato che Xi Jinping e Vladimir Putin avrebbero garantito di non vendere armi all’Iran. La situazione si complica ulteriormente con la collaborazione tra Iran, Russia e Cina, che sembra seguire interessi comuni ma non necessariamente un piano strategico condiviso.

Un accordo missilistico tra Cina e Iran

Secondo alcune indiscrezioni, la Repubblica Islamica avrebbe firmato un contratto per forniture missilistiche con la Zhongqing Baoshang, azienda intermediaria con sede a Hong Kong. L’accordo varrebbe tra i sessanta e i settanta milioni di dollari e coprirebbe tra i trecento e i quattrocento sistemi QW-12 e FN-16, missili terra-aria. L’esperto Franz Simonini ha sottolineato che questa mossa non cambierà lo stallo in corso, ma potrebbe avere diversi obiettivi, tra cui mantenere l’impantanamento degli Stati Uniti in Medio Oriente e far sprecare risorse e missili di difesa difficilmente sostituibili nel breve periodo.

La Federazione russa ha profittato dell’ampliamento delle ostilità e dell’occlusione dello stretto di Hormuz, avvantaggiandosi dell’aumento dei prezzi degli idrocarburi e della distrazione washingtoniana. Tra il 21 e il 31 marzo i satelliti russi avrebbero condotto almeno ventiquattro ricognizioni su quarantasei installazioni militari e siti critici in undici paesi mediorientali, con nove passaggi sulla cittadella militare di King Khalid e sulla base aerea di Prince Sultan pochi giorni prima che i pasdaran colpissero, il 27 marzo, il velivolo radar E-3 Sentry.

La strategia di Washington e le contraddizioni

Le dichiarazioni di Trump, secondo cui Xi Jinping e Putin avrebbero garantito di non vendere armi all’Iran, si scontrano con le informazioni di Reuters. Simonini ha spiegato che si tratta di un errore di valutazione, basato sulla presunta «amicizia» tra capi di governo. Le potenze agiscono per interessi egoistici e sistemici, profittando delle difficoltà altrui e appoggiando l’una o l’altra fazione. La Cina e la Russia hanno partecipato attivamente, seppur indirettamente, alla guerra in corso, con modalità simili a quelle di Washington nei confronti di Mosca sul campo ucraino. La cooperazione si estende al dominio cibernetico, dove le cellule russe Z-Pentest Alliance, NoName057 e DDoSia Project avrebbero affiancato il collettivo persiano Handala, colpendo negli scorsi mesi gli impianti energetici dello Stato ebraico e le telecomunicazioni delle monarchie del Golfo. A questo vanno aggiunti gli elementi citati precedentemente nel rapporto tra Pechino e Teheran. Una triangolazione funzionale a ricalibrare la proiezione globale washingtoniana, sfruttando le crepe dell’impero e le difficoltà emerse nel controllo dello stretto di Hormuz.

La mossa cinese potrebbe essere parte di un piano più ampio per indebolire le difese americane.

La Cina ha fornito supporto all’Iran non solo attraverso armamenti, ma anche attraverso attività di disturbo e condivisione di informazioni.