Effetto domino, l’Italia torna al centro del dibattito migratorio

L’Italia torna al centro del dibattito migratorio con l’effetto domino dei trasferimenti da Vienna e tensioni con Berlino.

L'Italia torna al centro del dibattito migratorio con l'effetto domino dei trasferimenti da Vienna e tensioni con Berlino
L’Italia torna al centro del dibattito migratorio con l’effetto domino dei trasferimenti da Vienna e tensioni con Berlino

Da quando il 12 giugno ha segnato un cambio di rotta, la partita dei “dublinanti” ha ripreso a muoversi, con Vienna che bussa alla porta dell’Italia. L’Italia, che aveva chiuso i rientri dopo la circolare del ministro Piantedosi, si trova nuovamente al centro del dibattito migratorio. I numeri del Viminale mostrano che, dal dicembre 2022 alla fine del 2025, sono state accumulate circa 80mila richieste di presa in carico, mentre i trasferimenti si sono praticamente fermati. Ora, con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulle migrazioni, i governi del Nord tornano a far valere il principio di Dublino, legando la domanda d’asilo al Paese di primo ingresso.

Un gioco di pesi e contrappesi

Il governo italiano cerca di costruire un contrappeso a sud, puntando su un gioco di pesi e contrappesi che coinvolge anche gli sbarchi delle ong di altri Paesi. L’obiettivo è soprattutto la Germania di Friedrich Merz, alle prese con le urne in Sassonia, dove l’ultradestra dell’AfD arriva forte di un vantaggio di circa venti punti nei sondaggi, costruito soprattutto sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato l’esigenza di un contrasto coordinato ai trafficanti e rafforzamento della dimensione esterna della UE, dopo la telefonata con il ministro tedesco Wadephul.

La linea sottile si è aperta con Berlino, dopo il no del Viminale a tre vecchi trasferimenti che Roma considera coperti dalla “sanatoria” concordata lo scorso anno, compreso il caso della somala Faduma Abdirisaq Warsame. I governi del Nord tornano a far valere il principio di Dublino, ma il governo italiano cerca di costruire un contrappeso a sud, pur contando sull’asse tra Meloni e la premier danese Mette Frederiksen e sul fronte dei 22 Paesi che, dopo il caos di Ceuta, hanno richiamato la necessità di blindare le frontiere esterne.

Le opposizioni leggono il rovescio della medaglia

Finora, dietro i primi quattro arrivi dall’Austria, pesa soprattutto l’incognita di un effetto domino e di dove tracciare la linea tra il vecchio corso e quello appena cominciato. I numeri del Viminale danno la misura della posta in gioco: nel quinquennio precedente erano invece tornati oltre 17mila dublinanti. Ora il nuovo Patto mostra anche l’altra faccia: i partner possono tornare a chiedere all’Italia di riprendersi chi da qui ha fatto rotta verso il resto d’Europa. Una platea che, stando ai dati di Eurostat, supererebbe le 24mila persone. Di cui, finora, ne sono rientrate appena 85.

Tensioni con Berlino e il rischio di un effetto domino

Le opposizioni leggono il rovescio della medaglia. Si tratta di un “flop colossale” del Patto sostenuto da Meloni, attacca Riccardo Magi, trovando l’eco di Angelo Bonelli, impegnato a denunciare un “effetto domino” dopo la stretta italiana su Schengen con la Spagna. Critico anche Carlo Calenda: il governo, sintetizza, ha ormai aperto il “vaso di Pandora”.

Il governo italiano, pur contando sull’asse tra Meloni e la premier danese Mette Frederiksen, cerca di fare massa critica con Grecia, Malta e Cipro, mentre all’orizzonte si prepara il confronto più delicato con il tedesco Alexander Dobrindt, senza escludere un faccia a faccia già nei prossimi giorni. FdI prova intanto a raffreddare il caso. La partita sarà gestita “senza intoppi”, assicura il capogruppo al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, certo che continuerà a prevalere lo stesso spirito di collaborazione che ha accompagnato le nuove regole europee.

  • Effetto domino dei trasferimenti da Vienna
  • Tensioni con Berlino e la Germania di Merz
  • Gioco di pesi e contrappesi tra i Paesi europei