Decreto sicurezza-migranti: nuove norme su giustizia e immigrazione

Camera e Senato approvano il decreto sicurezza-migranti, introducendo modifiche alla giustizia e all’immigrazione.

Parlamento italiano approva decreto sicurezza-migranti, modifiche a giustizia e immigrazione
Parlamento italiano approva decreto sicurezza-migranti, modifiche a giustizia e immigrazione

Il Parlamento italiano ha approvato definitivamente il decreto legge sicurezza-migranti, un provvedimento che introduce significative modifiche in materia di giustizia e immigrazione. Il testo, approvato con 165 voti a favore e 80 contrari alla Camera, recepisce le direttive del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo adottato il 14 agosto 2026, e introduce nuove norme sulla professione forense e sulla gestione dei flussi migratori. Il decreto, che ha superato anche l’esame del Senato con 92 voti favorevoli e 63 contrari, è stato approvato senza modifiche grazie alla fiducia posta dal governo. Ora il testo passerà alla Camera per la conversione definitiva, che dovrà avvenire entro l’11 agosto.

Modifiche alla professione forense e al sistema giudiziario

Il decreto introduce importanti modifiche anche in materia di professione forense e sistema giudiziario. In particolare, l’esame di Stato per gli avvocati sarà svolto in un’unica sessione annuale, con due prove scritte invece delle tre attuali, e una prova orale. Questo cambiamento mira a semplificare i processi di valutazione e a ridurre i tempi di attesa per l’abilitazione professionale. Inoltre, il decreto allunga fino al 31 l’incarico dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio, per evitare carenze di organico e rallentamenti operativi. Il testo introduce anche misure per il potenziamento delle sezioni specializzate in materia di immigrazione, ampliandone le competenze e istituendo sezioni stralcio presso le medesime sezioni.

Novità in materia di immigrazione e controlli

Le modifiche in materia di immigrazione sono state recepite in modo significativo, con l’introduzione di controlli sanitari e di sicurezza per gli stranieri fermati alle frontiere o soccorsi in mare. Il testo disciplina anche le fasi della manifestazione di volontà, della registrazione e della formalizzazione della domanda di protezione internazionale, nonché i documenti rilasciati al richiedente. In particolare, viene innalzato a 90 giorni il periodo prima del quale l’attività lavorativa risulta preclusa ai richiedenti protezione internazionale.

Sono introdotte, inoltre, disposizioni relative all’obbligo di risiedere in un luogo specifico, disposto dal prefetto nei casi previsti, al relativo reclamo giurisdizionale, alla valutazione del rischio di fuga, alle misure alternative al trattenimento e alla disciplina del trattenimento del richiedente. Il decreto adegua anche la disciplina del sistema Eurodac, prevedendo l’interconnessione del sistema automatizzato di identificazione delle impronte e delle immagini facciali.

Le polemiche politiche L’approvazione del decreto ha suscitato polemiche politiche, in particolare per quanto riguarda l’estensione delle intercettazioni. FdI e FI si sono scontrate sull’emendamento presentato dai meloniani, che prevedeva l’uso delle intercettazioni come prova anche in inchieste diverse da quelle per le quali sono state autorizzate. Le critiche si concentrano soprattutto sull’uso esteso delle intercettazioni e sull’impatto potenziale sui diritti dei cittadini. Il Pd ha criticato il decreto, definendolo “pasticciato e dannoso”, e ha accusato il governo di puntare su misure repressive che comprimono i diritti senza migliorare la sicurezza.