La vocazione masochista delle coalizioni e il rischio del ballottaggio

Le coalizioni italiane si confrontano con la vocazione masochista e il rischio del ballottaggio. Il Pd e il M5s si trovano a dover decidere se introdurre primarie o mantenere il sistema attuale.

Elettori in piazza, manifestanti, politici in dibattito, coalizioni in discussione, rischio di ballottaggio
Elettori in piazza, manifestanti, politici in dibattito, coalizioni in discussione, rischio di ballottaggio

Le coalizioni che si affronteranno alle prossime elezioni si trovano a dover affrontare una situazione complessa, segnata da una “vocazione masochista” che sembra aver preso il posto della maggioritaria. A sinistra, il Partito Democratico rimanda il problema delle primarie, ma senza di esse non esiste un campo largo. A destra, il centrodestra prepara una legge elettorale su cui aleggia l’incognita, con Vannacci come figura chiave. Il dibattito si concentra su come evitare il pareggio e su come gestire il rischio di un ballottaggio.

La vocazione masochista e il problema delle primarie

La vocazione masochista, che si è sostituita a quella maggioritaria, ha portato a una situazione di incertezza. Il Pd, che nel proprio statuto prevede primarie aperte per il segretario, si trova a dover decidere se mantenere questa pratica o abbandonarla. La senatrice dem Zampa ha sottolineato l’importanza di evitare esternazioni a caso e di convocare la direzione per prendere una decisione chiara. Allo stesso tempo, il leader del M5s, Giuseppe Conte, non può rinunciare alla sua popolarità personale, altrimenti rischierebbe di apparire come un portatore d’acqua del Pd.

La legge elettorale non è il problema, ma la mancanza di trasparenza.

Qualcuno ha denunciato come incostituzionale la norma che impone la presentazione di un candidato chiaro, ma questa è una misura di trasparenza efficace solo se il premio scatta. Il Pd, però, non può essere accusato di non rispettare questa norma, poiché nel suo statuto prevede primarie aperte. Il problema vero, che non si può ignorare, è che in una coalizione eterogenea i voti dei perdenti potrebbero non sommarsi alle politiche. Non è facile che una parte degli elettori di Conte resista a una lista di Di Battista, se vincesse Schlein, né che una parte degli elettori Pd resista al non voto o al voto centrista se vincesse Conte.

Il rischio del ballottaggio e la legge elettorale

Entrambi gli schieramenti potrebbero tornare a una vocazione maggioritaria, introducendo il ballottaggio nella legge elettorale. Un emendamento, presentato da vari senatori, potrebbe aprire la strada a questa soluzione. L’alternativa, però, sarebbe un sistema di assemblaggi post-elettorali, che potrebbe risultare incomprensibile per gli elettori. Il centrodestra ha impostato una legge per evitare il pareggio, ma di fronte all’ascesa di Vannacci, pensa di risolvere la situazione con un appello al voto utile, che potrebbe sgonfiare l’estrema e permettere di superare il 42%. Tuttavia, è tutto da dimostrare che su un elettorato radicalizzato l’appello funzioni.

Le primarie non sono solo un meccanismo, ma un tratto identitario del Pd.

La riduzione del danno eventuale si può fare solo accelerando i tempi, prevedendo le primarie a novembre, dando tempo per dimenticare il conflitto. Al contrario, chi punta a rinviarle ad anno nuovo spera che scompaiano per incanto. Le primarie nel 2027, troppo a ridosso delle Politiche, potrebbero portare a una perdita di consensi e allontanare il Pd dalla soglia del 42%. Il dibattito si concentra su come gestire questa situazione, con il rischio del ballottaggio sempre più presente.