Ilaria Cucchi torna al Pertini: “Nulla è cambiato” dopo 16 anni
Ilaria Cucchi torna al carcere di Roma dove morì suo fratello Stefano: denuncia condizioni non migliorate dopo 16 anni.
Ilaria Cucchi, sorella del defunto Stefano, torna al carcere di Roma dove il fratello morì 16 anni fa. Dopo un lungo percorso di lotta e giustizia, la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra si presenta al reparto protetto del Pertini, dove il suo fratello trascorse gli ultimi giorni di vita. “Mio fratello morì di carcere, ma anche di giustizia”, dice, sottolineando che le condizioni non sono cambiate. La visita, avvenuta nel sedicesimo anniversario della morte di Stefano, è un momento di memoria e di denuncia.
Un simbolo di resistenza civile
Ilaria Cucchi, simbolo di una battaglia civile che ha cambiato il modo in cui l’Italia guarda alla giustizia penale, ha ricordato il fratello con parole che hanno il peso di una memoria collettiva. “A distanza di 16 anni, è evidente che la giustizia sia arrivata anche per lui, ma resta il dolore per ciò che questo Paese ha impiegato troppo tempo a vedere”, ha detto. La sua voce, spesso sola, ha costretto le istituzioni a guardare dentro un sistema che, più che curare, ha spesso cancellato.
La giustizia è fatta dalle persone. Nel suo intervento davanti ai giornalisti dell’Adnkronos, Ilaria ha voluto ringraziare chi ha reso possibile la verità, dopo anni di depistaggi e insabbiamenti. “La giustizia è fatta dalle persone e in questo momento voglio dire grazie ai magistrati Giovanni Musarò e Giuseppe Pignatone, all’avvocato Fabio Anselmo e a tutti coloro che hanno permesso che per Stefano ci fosse giustizia, non solo per la sua uccisione ma anche per qualcosa che ritengo, se possibile, ancora più grave: i depistaggi che per anni hanno impedito alla mia famiglia di conoscere la verità”, ha detto.
Le condizioni del carcere non sono migliorate
Dopo aver visitato per la prima volta il reparto protetto dove suo fratello trascorse gli ultimi giorni di vita, Ilaria ha raccontato una realtà ferma nel tempo. “Sedici anni fa, sotto la pioggia, qui ci dissero che Stefano era morto. Oggi, entrando, ho trovato gli stessi problemi che affliggono le nostre carceri: carenza di personale, spazi chiusi, mancanza di contatto umano”, ha detto. Ci sono celle singole che chiamano “stanze di degenza”, ma sono celle. Sono chiuse h24, i detenuti non hanno momenti di convivialità, non possono camminare nei corridoi. “Qui dentro si vive persino peggio che nelle strutture carcerarie”, ha aggiunto.
Il sistema carcerario al collasso. Le parole della senatrice non sono solo denuncia, ma constatazione di un sistema carcerario al collasso, dove il concetto di rieducazione sancito dall’articolo 27 della Costituzione resta ancora lontano dalla realtà. “Sembra non essere cambiato nulla”, ha detto, riferendosi al fallimento della riforma penitenziaria. “Pensavamo di aver fatto passi avanti, ma poco o nulla è cambiato. Forse la situazione è persino peggiorata.”
Ilaria denuncia anni di promesse mancate: mancano assunzioni, formazione, personale qualificato, ma soprattutto manca la volontà di “aprire” le carceri allo sguardo pubblico. “Finché questi luoghi resteranno chiusi, nulla potrà cambiare. Servono occhi, serve coscienza civile. Solo rendendo visibile ciò che accade dietro le mura si può risvegliare la società”, ha concluso.
