Parroco di Gaza: “Strade senza segnali e segnali senza strade. Così vive la popolazione”

Parroco di Gaza denuncia condizioni di vita difficili e chiede perdono e ricostruzione.

La vita quotidiana in Gaza: strade distrutte e segnali persi

Il parroco di Gaza, padre Gabriel Romanelli, ha condiviso attraverso i suoi videomessaggi quotidiani una descrizione drammatica della situazione che vive la popolazione nella Striscia. “Ci sono strade senza segnali e segnali senza strade”, ha detto, riferendosi a una condizione che ha reso la vita quotidiana estremamente complessa. Le strade, spesso distrutte o danneggiate, non sono più in grado di collegare le persone alle loro mete, mentre i segnali, se presenti, non sono più utili senza le strade. Questo scenario, spiega Romanelli, contribuisce al caos e all’enorme difficoltà che sperimentano i residenti. La guerra ha cancellato i confini e la speranza. Molti abitanti non hanno più una meta, e la vita ha perso senso per tanti. “La guerra è così terribile che molte persone non hanno più una meta”, ha denunciato il sacerdote. La popolazione, immersa in una necessità atroce, si trova in una situazione di totale incertezza, dove la speranza in Dio è l’unica certezza rimasta.

Il perdono come strada verso la pace

Nel suo messaggio, Romanelli ha sottolineato l’importanza del perdono come strumento per ricostruire relazioni e trovare la pace. “Dio ci chiede di perdonare perché solo chi sa perdonare può ricevere il perdono di Dio e la salvezza che Gesù ci ha portato”, ha affermato. Il perdono, per il parroco, non significa negare il male ricevuto né dimenticare l’offesa, ma permettere che non continui a dominare la vita delle persone. “Il male resta male. Perdonare significa però non permettere che continui a dominare la nostra vita e ad avere l’ultima parola”, ha spiegato.

La pace nasce dal perdono. Secondo Romanelli, il perdono è alla base della pace con Dio, tra fratelli e anche tra i popoli. “E anche alla base delle relazioni sociali, perfino tra i popoli, c’è il perdono”, ha sottolineato. La figura di Cristo crocifisso, come risposta alla domanda sulla giustizia e sul male, è diventata un simbolo di speranza per la comunità. “Gesù, il Salvatore del mondo, avrebbe potuto reclamare per sé la suprema giustizia e invece pregò: ‘Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno’”, ha ricordato il parroco.

Ricostruire le strade e la vita

La comunità cristiana cerca di ricostruire ciò che è possibile, anche con materiali limitati. “Stiamo sistemando una parte della scuola e della parrocchia con i materiali che riusciamo a trovare”, ha detto Romanelli. Il cemento, raro e costoso, è spesso mescolato alla farina, mentre i banchi dei bambini vengono riparati con i legni dei pallet. Nonostante le difficoltà, la parrocchia cerca di offrire spazi di normalità. La domenica, dopo la preghiera del mattino, famiglie e bambini trascorrono qualche ora vicino al mare, un momento di serenità in un contesto segnato dall’incertezza.

La preghiera per la pace. “Continuiamo a pregare per la pace”, ha concluso Romanelli. “Preghiamo perché si possano ricostruire i cammini, con la loro segnaletica, perché la gente possa ritrovare le proprie mete e il senso della propria vita”. La preghiera, per il parroco, è un invito a trovare il fine per il quale Dio ci ha creati e redenti: arrivare al cielo, alla gioia che non ha fine.