Caldo e siccità devastano Gaza: «L’acqua non c’è più, si moltiplicano i collassi»
Condizioni estreme a Gaza: caldo e siccità causano collassi e mancanza di acqua potabile.

A Gaza, il caldo e la siccità si sono trasformati in nuovi killer, con la mancanza di acqua potabile che ha portato a un aumento dei collassi. La situazione è drammatica, con le temperature che sfiorano i 37 gradi e la percezione di calore che arriva a oltre i 40, a causa della mancanza di spazi areati e dei teloni di plastica. La scarsità di fonti idriche ha reso la vita quotidiana estremamente difficile, con le pompe di desalinizzazione quasi tutte fuori uso e le riserve di acqua razionate solo per gli ospedali. I bambini giocano in piscine improvvisate con acqua putrida, mentre le famiglie si affidano a fonti non potabili, come l’acqua marina, per cucinare e lavarsi. La mancanza di elettricità ha reso impossibile l’uso dei ventilatori, un bene di lusso, e ha portato a condizioni di sofferenza quotidiana.
La sofferenza quotidiana e la mancanza di servizi
La Striscia di Gaza è in una situazione di emergenza, con quasi 900mila persone senza casa o rifugio stabile e 52mila accampati in campi tendati senza servizi primari. La mancanza di acqua corrente, gas e elettricità ha reso la vita quotidiana insostenibile. Il dottor Mohamed Abu Ismail, che si muove tra le tendopoli di Khan Yunis, racconta di vedere persone che collassano sempre più spesso, a causa del caldo e della mancanza di idratazione. «Non c’è acqua potabile per reidratarsi», spiega, «e le tende creano un effetto serra che rende il caldo insopportabile». La situazione è peggiorata ulteriormente con l’entrata in vigore della tregua, che non ha portato alcun miglioramento reale, ma ha permesso a un numero crescente di persone di denunciare i continui attacchi dell’Idf.
La rabbia sui social e l’hashtag «vi hanno mentito»
La rabbia dei cittadini di Gaza ha trovato un canale sui social, dove è nato l’hashtag «vi hanno mentito», che racconta la verità su quanto accade in terra di Gaza. «Ora che i Mondiali di calcio sono finiti, tornate a denunciare quel che accade a Gaza», scrivono gli utenti, ricordando che solo dall’11 giugno a oggi l’esercito israeliano ha ucciso più di 118 persone. I video testimonianze di cittadini, giornalisti e operatori umanitari mostrano i raid quotidiani e sottolineano che dall’inizio del cessate il fuoco non solo i bambini sono stati uccisi, ma anche tantissime altre persone, per un totale di 1.127 palestinesi. I feriti sono oltre 3mila, ma il calcolo è in continua evoluzione, con almeno un scontro a fuoco ogni giorno.
La campagna mediatica «vi hanno mentito» ha trovato eco anche in Europa, con i post che circolano in tutta la Striscia e che denunciano i continui attacchi dell’Idf. «Quella che raccontano è una bugia, vi stanno mentendo per mettere a tacere il mondo e farlo sentire a posto con la coscienza, ma qui quotidianamente muoiono donne e bambini innocenti», scrivono i gazawi. La situazione è in stallo, con i capi dell’esercito che negano che il ritiro fosse previsto in queste fasi, e il comitato tecnocratico palestinese che è pronto a prendere il controllo politico della Striscia appena l’Idf ritirerà le truppe.
La mancanza di elettricità ha reso impossibile l’uso dei ventilatori, un bene di lusso, e ha portato a condizioni di sofferenza quotidiana. «La corrente c’è per un paio d’ore al giorno e la usiamo per ricaricare telefoni e tablet», dice Hassan Isdodi, giornista che racconta le condizioni di vita in Gaza. «I generatori non funzionano più, perché manca la benzina. La situazione è veramente difficile». La striscia di Gaza è in una situazione di emergenza, con le temperature che aumenteranno ulteriormente in agosto e il rischio per i più deboli di morire di sete diventa sempre più concreto. «La cosa che vorrei di più adesso è un bicchiere d’acqua fresca», dice Hamid, 12 anni. Un desiderio, ora come ora, tanto semplice quanto irraggiungibile.
