Lavitola cercava un sostituto per proseguire i suoi affari africani
Lavitola cercava un sostituto per proseguire i suoi affari africani, coinvolgendo un dirigente Onu e un imprenditore senegalese.
Lavitola, noto imprenditore italiano attivo nel settore dei carbon credit, aveva cercato un sostituto per proseguire i suoi affari africani, in caso di arresto. L’uomo indicato come potenziale successore è Hachim Badji, dirigente dell’ONU e fondatore di Nexus Carbon Lcc. La richiesta è emersa durante un colloquio tra Lavitola e Giovanni Bracale, un banchiere di 76 anni con esperienze in Africa, America Latina, Unione Sovietica e Asia Centrale. L’incontro, registrato da una microspia nel Cefalù, si è svolto poco dopo la perquisizione subita da Lavitola, il 4 luglio scorso.
Un progetto in fase iniziale
Secondo Bracale, il progetto africano era ancora in una fase iniziale. Erano stati sottoscritti dei memorandum con rappresentanti delle comunità locali, ma quelle intese non costituivano ancora il vero affare. Il compito di Badji sarebbe stato quello di accompagnare il progetto alla fase successiva, fino ai «veri contratti internazionali». Bracale ha spiegato che Badji «è venuto a Roma un paio di volte» e che sarebbe andato a parlare con esponenti della Fao. Sul tavolo c’era l’utilizzazione dei carbon credit come fonte di reddito per i Paesi africani attraverso savane, mangrovie e foreste.
Badji avrebbe dovuto gestire i rapporti con le organizzazioni internazionali. Bracale ha spiegato che Badji «si sarebbe interessato dei rapporti con le organizzazioni internazionali». E aggiunge che la Fao avrebbe manifestato il proprio interesse «a condizione che Lavitola non fosse presente nella faccenda». Chimutengo, invece, sarebbe stato messo in guardia da qualcuno della diplomazia italiana. Lavitola, insomma, non godeva di credibilità internazionale.
Un’inchiesta in movimento
La pista africana si è incrociata con quella dell’attentato a Ranucci. Il 29 giugno scorso, Ranucci aveva anticipato a Valterino i contenuti di un articolo su un’inchiesta avviata da Report su alcuni imprenditori italiani attivi nel settore dei carbon credit che sostenevano di essere stati truffati da un socio locale. Nel testo della mail, resa pubblica dal Tg1 il 3 settembre scorso, Ranucci si sarebbe rivolto direttamente a Lavitola chiedendogli di inviargli i dati del «millantatore» e spiegando che gli sarebbero serviti per un’inchiesta. Chimutengo aveva smesso di pagare Lavitola dopo le dichiarazioni di Ranucci. La reazione di Chimutengo non è tardata: «Querelo». La pista africana in questo punto preciso torna a incrociare quella dell’attentato. Perché mentre Ranucci rilasciava interviste utili a Lavitola e Chimutengo prendeva le distanze dal progetto, un terzo uomo avrebbe dovuto portarlo avanti senza di lui.
- Lavitola cercava un sostituto per proseguire i suoi affari africani.
- Hachim Badji, dirigente dell’ONU, è stato indicato come potenziale successore.
- Il colloquio tra Lavitola e Bracale è stato registrato da una microspia nel Cefalù.
- Badji avrebbe dovuto accompagnare il progetto fino ai «veri contratti internazionali».
