L’eredità di Giorgio Armani: una casa e un’identità in cerca di un nuovo custode
L’eredità di Giorgio Armani si confronta con l’incertezza della vendita, tra LVMH, L’Oréal e EssilorLuxottica.

Un anno senza Giorgio Armani, ma la sua casa continua a sfilare, a produrre e a cercare un nuovo custode. La morte dell’icona del lusso ha separato l’uomo, l’azienda e lo stile, ma la sua eredità persiste. La casa, con un fatturato che supera i quattro miliardi di euro, si trova in una fase di transizione, con LVMH, L’Oréal e EssilorLuxottica come possibili acquirenti. La vendita, però, potrebbe slittare, lasciando aperto il futuro di un’azienda che ha costruito un’identità unica nel mondo della moda.
Un’eredità culturale da amministrare
La casa Armani non è solo un’azienda, ma un’eredità culturale da gestire con cura. L’Oréal e EssilorLuxottica, con le loro competenze nel lusso e nella distribuzione, potrebbero preservare i valori già consolidati, mentre LVMH, con la sua esperienza nel governo di marchi di prestigio, potrebbe introdurre una nuova dimensione. La scelta non è semplice, e la prudenza prevale sul calendario. I dirigenti hanno riconosciuto la solidità del gruppo, con un patrimonio netto di circa due miliardi di euro e una cassa di mezzo miliardo.
La redditività del business è cresciuta, nonostante un calo nei ricavi.
Nel 2025, i ricavi sono scesi a 2,192 miliardi di euro, ma l’Ebitda è cresciuto del 3,2 per cento. Il canale diretto, formato da negozi e e-commerce controllati, ha visto un incremento del 3,5%, un segnale di rafforzamento del rapporto con il cliente. Il wholesale, invece, ha ceduto il 10,7%, ma la casa ha difeso la sua redditività. La gestione dei costi è stata una chiave per mantenere la stabilità, anche in un momento di transizione.
Un’identità che si rinnova
Emporio Armani, nato nel 1981 come marchio democratico e culturalmente autonomo, è al centro di un progetto di rilancio. La casa ha dato vita a un murale di via Broletto come cinema urbano e ha pubblicato una rivista di moda, arte e società. Ora i dirigenti ipotizzano un ritorno a quella temperatura: prezzi leggibili, denim, sartoria disinvolta e collaborazioni selettive. Si parla anche di una linea dedicata ai grandi classici del maestro, un repertorio di riedizioni che garantirebbe stabilità commerciale.
La casa ha già vinto l’eredità estetica.
La giacca svuotata, il greige, i pantaloni fluidi e la vulnerabilità sensuale dell’uomo sono diventati parte del guardaroba occidentale. L’autorevolezza femminile, liberata dalla caricatura virile, ha colonizzato il mercato. La casa ha sottratto peso, come dice Calvino, eliminando spalline, fodere e ansia di piacere. Ma l’imprevisto è stato eliminato, e la coerenza è diventata una forma di tradimento. Silvana Armani e Leo Dell’Orco custodiscono il lessico con intelligenza e lievi scarti. La casa, però, ha bisogno di una generazione creativa che si senta libera di sperimentare, anche se significa fare qualche piccolo errore. Roberta Filippini, in un libro dedicato a Giorgio Armani, racconta un ritratto appeso nel suo ufficio. Armani lo detestava, ma lo lasciava lì per rammentarsi che “non posso controllare tutto, anche la visione che un artista ha di me”. Oggi questa frase riguarda la casa, che cerca un nuovo custode, un nuovo artista, un nuovo modo di vivere l’identità di Giorgio Armani.
