Ricorso per l’ergastolo di Oseghale: la madre di Pamela chiede giustizia

Ricorso contro ergastolo per Oseghale, madre di Pamela chiede giustizia

Ricorso per l'ergastolo di Oseghale: la madre di Pamela chiede giustizia
Ricorso per l’ergastolo di Oseghale: la madre di Pamela chiede giustizia

Alessandra Verni, la madre di Pamela Mastropietro, ha espresso profonda delusione e dolore dopo l’annuncio del ricorso straordinario presentato in Cassazione per l’ergastolo del 36enne nigeriano Innocent Oseghale. La donna, che da anni si batte per la verità e la giustizia, ha espresso la sua frustrazione e la convinzione che dietro la morte della figlia ci siano ancora misteri non risolti. «Non c’è giustizia», ha detto, aggiungendo che spera i magistrati si mettano una mano sulla coscienza e rigettino la sentenza definitiva.

Un ritorno inaspettato alla Corte di Cassazione

La sentenza definitiva, emessa il 23 gennaio dello scorso anno, aveva concluso l’iter giudiziario per Oseghale, condannato per l’omicidio e lo smembramento del cadavere della diciottenne. Dopo aver dato vita a un’associazione di volontariato intitolata alla memoria di Pamela, Alessandra Verni non si aspettava un ritorno davanti alla Corte di Cassazione. «Ora è come tornare indietro», ha commentato, convinta che ci siano complici non ancora identificati. «Almeno quattro», ha detto, «e tra l’altro in alcune intercettazioni si parla anche di italiani. Perché queste persone non sono state identificate?».

La madre di Pamela ha espresso anche la sua stanchezza, sottolineando che le famiglie delle vittime sono stanco di non ricevere risposte e di non essere tutelate. «Parlano di carceri, di rieducazione, parlassero anche di tutela e di diritti delle vittime e delle loro famiglie, di certezza delle pene, dure e senza sconti per chi commette delitti efferati, omicidi volontari e violenza», ha concluso.

Il ricorso: escludere la violenza sessuale come aggravante

Il ricorso straordinario, presentato dai legali Umberto Gramenzi e Simone Matraxia, mira a escludere la violenza sessuale come reato e come aggravante dalle accuse che hanno portato all’ergastolo. Secondo la difesa, la Corte avrebbe commesso un errore materiale nella lettura degli atti, ritenendo che Oseghale avesse ceduto direttamente l’eroina a Pamela all’interno della casa di via Spalato 124, dove la giovane sarebbe stata attirata con questo pretesto, poi stuprata e uccisa. La ricostruzione, sostengono i legali, esclude la violenza sessuale e il fatto che l’imputato avrebbe approfittato delle condizioni di inferiorità psichica di Pamela.

La difesa chiede che la Corte adotti provvedimenti per correggere l’errore e si pronunci sul ricorso contro la sentenza, annullandola. In subordine, che faccia decadere il provvedimento e rinnovi il giudizio sul ricorso per Cassazione. «Non c’è giustizia», ha ripetuto Alessandra Verni, con una voce piena di dolore e determinazione.

La vicenda di Pamela Mastropietro, ritrovata smembrata in due trolley il 30 gennaio 2018, rappresenta un caso drammatico e complesso, che ha scosso l’opinione pubblica e ha acceso dibattiti su giustizia, violenza e sistema penale. La madre, con la sua determinazione, continua a chiedere risposte e giustizia, anche se il cammino appare lungo e difficile.

La madre: «Non c’è giustizia»
La difesa chiede l’annullamento della sentenza