Londra monitora nuovi proxy russi. Reti online reclutano giovanissimi per azioni di sabotaggio

Londra teme nuovi proxy russi che reclutano giovani per azioni di sabotaggio online.

Londra ha messo in guardia contro un fenomeno crescente: il reclutamento di giovani attraverso reti online da parte di attori russofoni, che sembrano utilizzare metodi simili a quelli dei “disposable agents” già rilevati dall’MI5. L’inchiesta di The i Paper, basata su una ricerca dell’Institute for Strategic Dialogue, ha documentato come gruppi connessi alla Russia stiano cercando di integrarsi in comunità digitali frequentate da adolescenti attratti dalla violenza, offrendo denaro e supporto operativo. L’obiettivo è reclutare individui disposti a compiere azioni di sabotaggio o intimidazione, mantenendo una distanza plausibile tra mandante e esecutore.

Metodi simili a quelli dei proxy già rilevati

Secondo l’indagine, alcuni gruppi hanno iniziato a offrire incentivi economici per azioni concrete, come incendi di automobili, con pagamenti in criptovalute. Gli elementi raccolti non dimostrano un controllo statale russo sull’intero fenomeno, ma mostrano caratteristiche compatibili con tecniche già osservate in operazioni ibride attribuite a Mosca. L’attenzione degli analisti si concentra su un gruppo denominato “Alliance”, che sembra cercare di coordinare un ecosistema di comunità digitali già orientate alla violenza. Non esiste una prova definitiva del controllo del Cremlino, ma i metodi utilizzati ricordano da vicino il modello dei proxy già individuati.

Un fenomeno transnazionale e giovanile

Il fenomeno non è limitato al solo spazio digitale. In Gran Bretagna, due episodi di vandalismo sono stati rivendicati da reti collegate a queste comunità. Gli esecutori documentano l’azione mostrando simboli o riferimenti al gruppo, per poi permetterne la diffusione sui canali online. Il collegamento con apparati statali russi rimane oggetto di valutazione, ma il quadro coincide con un problema che l’MI5 ha segnalato da tempo. Il direttore generale Ken McCallum ha spiegato che i servizi di Mosca stanno sempre di più utilizzando il reclutamento di proxy attraverso social network e piattaforme online, impartendo istruzioni tramite applicazioni criptate e promettendo pagamenti in criptovalute.

Un caso recente ha visto l’incriminazione del trentunenne britannico Joshua Cammidge, accusato di aver ricevuto istruzioni da un soggetto ritenuto collegato al Gru Volunteer Corps, struttura associata all’intelligence militare russa. Il procedimento è ancora in corso e l’imputato gode della presunzione d’innocenza. La novità descritta dall’inchiesta britannica è quindi meno nell’esistenza dei proxy che nella sovrapposizione tra reclutamento statale e sottoculture digitali giovanili già orientate alla violenza.

Un ambiente che rende più difficile la classificazione tradizionale della minaccia, poiché ideologia, criminalità, estremismo personale e interferenza straniera convivono nello stesso spazio digitale. Per Londra il problema è soprattutto operativo. Non occorre trasformare un adolescente in una spia nel senso classico del termine. Può essere sufficiente individuare online qualcuno disposto a compiere un’azione, fornire un incentivo e mantenere separati mandante ed esecutore. È precisamente in questa distanza che il ricorso ai proxy conserva la propria utilità: costi ridotti, attribuzione più complessa e un numero potenzialmente molto più ampio di persone da cui attingere.

Il confine della guerra ibrida, ancora una volta, passa anche da uno smartphone. L’Institute for Strategic Dialogue ha sottolineato che il fenomeno è principalmente organico, transnazionale e giovanile. Gli stessi ricercatori evitano di descriverlo come un fenomeno russo, ma riconoscono che soggetti esterni potrebbero aver individuato al loro interno un bacino di persone già predisposte alla violenza e quindi relativamente semplici da trasformare in proxy a basso costo.