La ricerca delle vittime del conflitto: un impegno senza fine nel Messico

Il Messico continua a vivere la tragedia dei desaparecidos, con migliaia di famiglie che cercano la verità.

Il Messico vive ancora la ferita dei desaparecidos, migliaia di famiglie che ogni giorno cercano la verità su chi è scomparso senza traccia. Dopo quasi due anni di dati ufficiali, il numero di persone scomparse resta elevato: ogni mese circa 800 persone scompaiono, 27 al giorno, con cinque di esse che vengono ritrovate senza vita ogni giorno. La ricerca, spesso condotta da familiari che si sono auto-organizzati, non riceve sostegno istituzionale e viene spesso ostacolata. La Chiesa messicana, però, si è fatta avanti, soprattutto dopo l’avvio del Dialogo per la pace, un progetto che coinvolge vescovi, religiosi, laici e associazioni di base.

Le famiglie cercatrici: un impegno di vita

Le famiglie che cercano i propri cari scomparsi, soprattutto mamme, sono note come “mamas buscadoras”. Tra di loro c’è Miguel Ángel Trujillo, figlio di María Herrera Magadaleno, che insieme al fratello Juan Carlos cerca i quattro fratelli scomparsi: Raúl e Jesús Salvador, scomparsi nel 2008 nello Stato di Guerrero, e Gustavo e Luis Armando, scomparsi a Veracruz nel 2010. La ricerca, per Trujillo, è diventata una ragione di vita. “Cerchiamo di prestare attenzione alle vittime del conflitto, nella ricerca delle persone e anche nell’accompagnamento psicologico”, dice. La ricerca può durare decenni, ma spesso i familiari riescono a trovare notizie dei propri cari, spesso i resti.

Un’attività in pericolo e senza supporto

La ricerca delle persone scomparse non gode del sostegno delle istituzioni, anzi, spesso viene ostacolata. “Non siamo ben visti”, conferma Trujillo. I politici, a volte, sono collusi con gruppi criminali, e le famiglie cercatrici vengono divise o minacciate. “Esiste un debito morale rispetto alle 40 persone che scompaiono ogni giorno. Non ci fermeremo”, dice. La ricerca si svolge in situazioni molto diverse: da vittime di tratta a resti di persone scomparse in ambienti geografici estremi come il deserto di Sonora. In alcuni casi, i resti vengono trovati in casa o in cortile.

Un caso clamoroso, come quello di Teuchitlán, nello Stato di Jalisco, dove fu rinvenuto un campo di sterminio con forni crematori, ha reso visibile la gravità del fenomeno. Anche nelle vicinanze di Torreón, nello Stato di Coahuila, sono state trovate centinaia di chili di cenere. La ricerca, però, non è solo un atto di memoria, ma un impegno che va avanti senza sosta, anche se spesso non viene riconosciuto.

La Chiesa messicana, attraverso il Dialogo per la pace, ha preso posizione a fianco delle famiglie cercatrici. “Sentiamo la Chiesa come nostra alleata, come vicina all’attività delle nostre brigate”, conclude Trujillo. L’istituzione ha anche lanciato un appello alle comunità cristiane per l’accoglienza e la vicinanza alle famiglie, specialmente in occasione della Giornata internazionale delle vittime di scomparse forzate del 30 agosto. L’iniziativa include l’installazione di cassette delle lettere della pace nelle chiese, per raccogliere segnalazioni su persone scomparse. Un’azione che sta dando i suoi frutti, anche se la strada è ancora lunga.

  • 27 persone scomparse al giorno
  • 130mila persone scomparse in totale
  • 3.457 persone ritrovate senza vita
  • La Chiesa messicana sostiene le famiglie cercatrici

La ricerca delle vittime del conflitto nel Messico è un impegno senza fine, che va avanti nonostante le difficoltà. Le famiglie cercatrici, spesso mamme, non si arrendono, anche se la verità resta lontana. La Chiesa, con il Dialogo per la pace, si è fatta avanti, ma la strada per la giustizia e la verità è ancora lunga. La ferita dei desaparecidos non è ancora rimarginata, e le famiglie continuano a cercare la verità, con la speranza che un giorno si possa trovare.