Alessandro Impagnatiello, condannato all’ergastolo per omicidio aggravato, vede confermata la pena
Confermata la condanna all’ergastolo per Alessandro Impagnatiello per l’omicidio della compagna incinta. I giudici escludono la premeditazione ma riconoscono la crudeltà.

Alessandro Impagnatiello, ex barman già condannato in primo grado all’ergastolo con tre mesi di isolamento per omicidio aggravato, ha visto confermata la pena dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano. L’imputato è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio aggravato della compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese, in un episodio che ha suscitato forte indignazione e dibattito pubblico. I giudici hanno ritenuto fondate le aggravanti della crudeltà e del rapporto di convivenza, ma hanno escluso quella della premeditazione. Confermati anche i tre mesi di isolamento diurno.
Un piano preciso e un attacco con freddezza
Secondo i magistrati, l’omicidio di Giulia Tramontano è stato commesso con “freddezza” e premeditazione. La sequenza degli atti è stata letta come dimostrazione di un piano preciso: Impagnatiello ha riposto il tappeto e spostato il tavolo, inviando un messaggio a Giulia per avvisarla quando stava per tornare. Una volta rientrata nella loro casa di Senago, l’ex barman l’ha colpita alle spalle con 37 coltellate. Per i magistrati, l’azione è stata deliberata e deliberata, con l’obiettivo di uccidere una donna che portava in grembo suo figlio.
La difesa aveva avanzato l’istanza di accesso a un percorso di giustizia riparativa, eventualmente con la partecipazione di una “vittima surrogata” nel caso in cui i familiari di Giulia non volessero prendervi parte. Tuttavia, la richiesta è stata ritenuta inammissibile dalla pubblica accusa, che ha sottolineato l’assenza di un vantaggio tangibile. I giudici del primo grado, che hanno accolto la tesi dei pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, hanno ritenuto che Impagnatiello avesse deciso da tempo di uccidere la donna, almeno da quando aveva saputo che era incinta di Thiago.
Un omicidio non premeditato o crudele?
Durante il processo d’appello, i legali di Impagnatiello hanno cercato di ridimensionare il profilo dell’accaduto. Secondo la difesa, non si sarebbe trattato di un delitto premeditato, bensì di “un susseguirsi di errori” da parte di un uomo travolto dalle sue stesse contraddizioni. Un omicidio “non premeditato, né crudele”, per il quale sono state chieste le attenuanti generiche. Gli avvocati hanno inoltre citato i risultati dell’autopsia, secondo cui non sono state rilevate ferite da difesa.
L’avvocata Giulia Geradini, legale di Impagnatiello, ha espresso riserve sul verdetto, sottolineando che le argomentazioni utilizzate dalla Corte d’Assise sono “assolutamente scarne” e non hanno valutato la complessità degli “evidenti positivi” che comunque ci sono stati. Ha aggiunto che le argomentazioni utilizzate dalla procura generale non le trovano d’accordo su diversi aspetti. La procura generale, invece, ha insistito sull’efferatezza del delitto, ribadendo che Giulia Tramontano fu “barbaramente trucidata” e che Impagnatiello agì con piena consapevolezza.
Secondo l’impianto accusatorio, l’intenzione omicida sarebbe maturata già “almeno dalle ore 15” di quel 27 maggio 2023, quando “ha saputo di essere stato sbugiardato dalle due donne” coinvolte nella vicenda. La difesa ha cercato di ridimensionare il quadro, ma i giudici hanno confermato la condanna all’ergastolo, riconoscendo la gravità dell’atto e la sua crudeltà.
