Asilo Magnolia a Como chiuso per sempre: “Questo buio fa paura. Forse c’è ancora una possibilità”

L’asilo Magnolia a Como è chiuso definitivamente. Genitori e educatrici chiedono un confronto per riutilizzare gli spazi.

L’asilo Magnolia a Como ha chiuso definitivamente i battenti alla fine dello scorso anno scolastico. Il ricorso tentato dai genitori non ha dato esito positivo e così l’istituto oggi è vuoto. La referente della scuola Raschi, Maria Grazia Bozzi, racconta con tristezza come le finestre di una volta, che vedevano bambini correre e giocare, oggi siano buie e silenziose. Per lei, il chiusura rappresenta una perdita non solo di spazi, ma di una parte della memoria educativa della comunità. Questo buio fa paura, dice, e forse c’è ancora una possibilità.

Un luogo che ha visto crescere i bambini

Il Nido Magnolia, situato nella stessa struttura della scuola Raschi, ha ospitato generazioni di bambini, relazioni e momenti importanti della loro crescita. Le pareti hanno visto passare sorrisi, lacrime, giochi e primi passi. Per Maria Grazia Bozzi, il valore di quegli spazi va oltre l’ambiente fisico: «Quando penso all’Asilo Magnolia, vorrei usare la parola “CURA”, con la C maiuscola. Questa struttura ha muri spessi e massicci che racconterebbero la dedizione, l’impegno e la cura con cui il personale ha svolto il proprio lavoro». La chiusura, secondo lei, rischia di essere percepita solo attraverso la lente dei costi, senza considerare il valore sociale di un servizio educativo.

Un confronto con la scuola Raschi

La scuola Raschi, situata al piano superiore, è un luogo viva e abitato quotidianamente da bambini desiderosi di imparare e sperimentare. Per Maria Grazia Bozzi, è necessario aprire un confronto con l’Amministrazione per valutare la possibilità di restituire quegli spazi a una funzione educativa. «Non si tratta soltanto di stanze vuote o di un edificio da utilizzare. Si tratta di luoghi che hanno ospitato bambini, relazioni, esperienze e momenti importanti della loro crescita», spiega. L’obiettivo non è semplicemente riempire gli spazi con altre classi, ma trasformarli in luoghi flessibili e aperti, in grado di accogliere diverse fasce d’età e attività educative.

La referente chiede di mettere intorno a un tavolo Amministrazione, scuola, insegnanti e genitori per capire quanto valore hanno quegli spazi per la scuola Raschi. Forse è ancora possibile aprire un confronto. Forse è ancora possibile chiedersi quale futuro dare a quegli spazi. Per lei, il buio che oggi domina quegli spazi non dovrebbe essere l’unica realtà: «Dovrebbe esserci ancora la possibilità di dare luce al futuro».

La chiusura del Nido Magnolia ha suscitato emozioni forti tra genitori e educatrici. Molti si chiedono perché non si possa trovare una soluzione che permetta di riutilizzare quegli spazi in modo diverso. «Fino a pochi mesi fa, nel mese di giugno, da quelle stesse finestre si potevano vedere bambini sorridere, correre e giocare», ricorda Maria Grazia Bozzi. «Si vedevano educatrici piene di entusiasmo, pronte ad accogliere ogni giorno i loro piccoli». Ora, invece, quelle stesse finestre sono buie e silenziose. Non dovrebbe esserci soltanto buio, dice, ma una possibilità di dare nuovo significato a quegli spazi.

La scuola Raschi, con i suoi spazi vivi e pieni di attività, rappresenta un’alternativa concreta. Per Maria Grazia Bozzi, è necessario valutare se quegli spazi possano essere utilizzati in modo diverso, non solo come luogo per classi, ma come spazi aperti e flessibili. «Quando parliamo di restituire una funzione educativa a quegli spazi, non intendiamo semplicemente riempirli con altre classi», spiega. «L’obiettivo è piuttosto ridare loro una funzione e un’identità educativa, trasformandoli in luoghi capaci di accogliere esperienze diverse da quelle che normalmente si svolgono nell’aula». La referente chiede un confronto, un dialogo tra Amministrazione, scuola, insegnanti e genitori, per trovare una soluzione che rispetti il valore di quegli spazi.